NON FATE RUMORE: LE OPPOSIZIONI DORMONO

in Editoriale

di Adriano Segatori

Premetto che non mi sono mai fatto illusioni sulle sedicenti opposizioni, visto lo spessore culturale e la tenuta ideologica delle medesime. Ricordo però certi ringhi che i dirigenti delle medesime hanno emesso in talune occasioni particolarmente succulente dal punto di vista retorico. Una Lega che avvertiva Roma ladrona e il sud della presenza di diecimila fucilieri della padania, o le ruspe salviniane per radere al suolo campi rom e centri sociali. Ho perfetta memoria della minaccia di scatenamento della piazza e di occupazione del parlamento da parte dei cugini d’Italia – il termine fratelli è improprio e abusivo.

Non è accaduto nulla!

Si è manifestato invece un silenzio assordante, quando non una becera presa di distanza ed una condivisa punizione assieme alla marmaglia di sinistra, nei confronti dei partecipanti alla sortita di CasaPound al Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia.

La clase de abladores, come definiva i politicanti della borghesia democratica Juan Donoso Cortés, anche davanti alle eclatanti prevaricazioni di questo sistema corrotto e fatiscente, seppure solido e spregiudicato grazie ai supporti esterni, invece di sostenere i propri simpatizzanti li zittiscono, e si indignano per la loro non violenta trasgressione.

Il massimo lo raggiunge un consigliere che prima sbotta penosamente dicendo che anche lui sparerebbe ai migranti, attribuendo pensieri e intenzioni non condivise dai contestatori, immediatamente contraddicendosi nel denunciare il mancato rispetto delle regole. Della serie, rivoluzione sì ma con il permesso del Ministero degli Interni, per altro mai pensata neanche quando ministro era il suo esilarante e felpato capitano.

Opposizioni mute, sonnolenti o complici? Chissà. Certo è che l’inconsistenza delle opposizioni si fonda su un humus di generalizzata sedazione. Una esorcizzata esuberanza, diciamo così, che si nota anche nella componente giovanile delle stesse.

Quando esponenti di queste generazioni dicono al sottoscritto che bisogna stare calmi, che non si possono alzare i toni, che è meglio mantenere la pacatezza, dico da professionista che questi sono psichicamente morti. La giovinezza è l’età della trasgressione, del rischio, dell’entusiasmo: per inciso entusiasmo etimologicamente significa un Dio dentro di sé, un invasamento, se vogliamo una volontà di potenzanietzschiana. 

Se non si è da giovani sprezzanti del pericolo, irridenti le eventuali conseguenze dei propri gesti, anche velleitari nei propri sogni e nei propri destini, si è zombi. Finiti. 

E così che si accontentano di sussurrare disapprovazioni, di bisbigliare indignazioni, di mormorare sdegni. Lucidi, si credono, nella loro razionalità e nel piccolo moralismo borghese, sono i funzionari adattabili e facilmente concilianti.Educati nelle espressioni e morigerati nei costumi, guardano con sufficiente distanza i rumorosi contestatori: ne condividono i contenuti, ma disapprovano le modalità di manifestazione. 

Alla larga, signori, alla larga! I moderati e i mediatori di oggi sono i potenziali traditori di domani. Ogni viltà è supportata da un rigoroso ragionamento.

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