Vaccino, stop all’Oxford-Astrazeneca: reazione avversa in un caso su 50.000

in Salute

Battuta d’arresto per uno dei più promettenti candidati vaccini anti Covid allo studio, il ribattezzato vaccino Oxford. A seguito di una reazione sospetta in uno solo dei volontari – su un totale di 50mila – ai quali è stato inoculato il farmaco, la multinazionale AstraZeneca – che sta sviluppando il vaccino insieme all’Università di Oxford – ha infatti deciso di sospendere la sperimentazione ed i test di fase 3. Ma solo «temporaneamente» ed in via «precauzionale», mentre sono partite le verifiche da parte di un comitato indipendente di esperti. 

Astrazeneca, i timori del Papa

Nel giorno della sospensione dei test, anche Papa Francesco è intervenuto sulla questione dei vaccini Covid, avvertendo come attorno ad essi si concentrino «troppi interessi di parte». «Per esempio – ha avvertito -c’è chi vorrebbe appropriarsi di possibili soluzioni, come nel caso dei vaccini, per poi venderli agli altri. Alcuni approfittano della situazione per fomentare divisioni: per cercare vantaggi economici o politici». Quanto al candidato ‘Oxford’, lo stop è stato dunque deciso per indagare su una «potenziale non spiegata» reazione in uno dei partecipanti in Gran Bretagna che, secondo quanto appreso, avrebbe manifestato un’infiammazione spinale. La sospensione, ha però precisato l’azienda, è un’azione «di routine che si adotta durante i test nel caso ci si trovi appunto davanti a una inspiegata reazione» e per «assicurare l’integrità del processo dei test». 

I dati iniziali sui test sono apparsi molto promettenti, con il vaccino in grado di produrre una robusta risposta immunitaria e solo deboli effetti collaterali. Ora la pausa di verifica che però, ha sottolineato il ministro della Salute Inglese Matt Hancock, non indica un fallimento: la ricerca su «questo vaccino è una sfida – ha detto – non è la prima volta che succede per il progetto di Oxford d’interrompersi per ragioni cautelari, è una procedura standard di sicurezza nei trial clinici. Vi è già stata una pausa prima dell’estate, risolta alla fine senza problemi». Infatti, già un primo volontario aveva mostrato una reazione sospetta, poi dimostratasi non collegata al vaccino. Inoltre la sospensione «non riguarda i 50mila volontari che sono già stati vaccinati, che continueranno ad essere sottoposti a monitoraggio e studio. In questo ambito – ha precisato Piero di Lorenzo, amministratore delegato dell’istituto di ricerca Irbm di Pomezia, che ha prodotto le dosi sperimentali del vaccino – la sperimentazione continua ad essere in corso». Lo stop riguarda invece l’arruolamento di nuovi volontari per i test nei paesi nei quali la sperimentazione deve ancora essere avviata. Al momento è in atto in Gb, Usa, Brasile e Sudafrica.

Astrazeneca: forse i test riprendono la settimana prossima

Tutto potrebbe però riprendere già la prossima settimana, riporta il Financial Times citando alcune fonti. E la stessa AstraZeneca sta lavorando per «accelerare la revisione del singolo evento al fine di ridurre al minimo qualsiasi potenziale impatto sulla tempistica dello studio». Di certo, l’attesa è grande e la Commissione europea ha già firmato un contratto che consente ai Paesi membri di comprare 300 milioni di dosi di ‘Oxford’ con l’opzione di altre 100. Da parte sua il ministro della Salute Roberto Speranza, che aveva ventilato la possibilità di avere le prime dosi già entro l’anno precisando al contempo che tutto dipenderà dall’andamento dei test, ha affermato che «l’Italia continuerà ad investire in prima linea nella ricerca per il vaccino anti-Covid» e la sospensione precauzionale della sperimentazione da parte di AstraZeneca «dimostra la serietà dei rigidi protocolli di verifica». Nessun vaccino, ha assicurato, «sarà mai autorizzato senza la piena garanzia per la salute delle persone». Sempre la commissione europea ha intanto concluso i colloqui per assicurarsi 300 milioni di dosi del vaccino anti-Covid della Pfizer-BioNtech, in fase avanzata di sperimentazione. Sui tempi, gli scienziati ribadiscono però l’invito alla cautela e per Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases in Usa, è improbabile che un vaccino arrivi entro l’anno. Il Messaggero