IL DECLINO ITALIANO COMINCIA DALLA POLITICA ESTERA

in Opinione

La perdita di leadership internazionale dell’Italia comincia già dalla guerra di Bosnia, dove nonostante le resistenze di Berlusconi siamo stati impegnati a bombardare il paese che abbiamo cercato di tenere unito. Non solo, abbiamo bombardato obiettivi industriali facente parte di aziende italiane (Fiat).

La cooperazione tra Italia ed ex Jugoslavia è sempre stata di grande rilevanza per le bilance commerciali di entrambi i paesi. Nonostante si trovassero su posizioni di politica internazionale decisamente distanti.

Abbiamo tralasciato di affrontare una politica verso l’Albania, dimenticando le secolari relazioni italo-albanesi, sebbene il governo albanese ci invitasse a realizzare strutture ricettive industriali sul proprio territorio, regalando il costo del terreno in cambio della creazione di lavoro.

Notizia di pochi giorni fa, allora, è l’intesa siglata tra Turchia ed Albania in cui Ankara si impegna a ricostruire le forze armate albanesi con armi e materiali interamente prodotte in Turchia.

La nostra forza di proiezione si è polverizzata anche nelle lontane e storicamente amiche terre di Eritrea, dove si è consumata la chiusura della scuola italiana di Asmara.

Il nostro soft-power si è letteralmente azzerato.
Non abbiamo più attrattivita’, nessuna capacità di mantenere e sviluppare relazioni che ci permettono di conquistare mercato ed approvvigionamento energetico.

Emblematico è il caso della Libia, dove siamo stati scacciati, ripeto, siamo stati scacciati dall’aeroporto di Misurata per fare posto alla Turchia, che ci ha completamente sollevato dal ruolo di paese leader in termini di presenza e di scambi commerciali.

L’incapacità di crearci e mantenere linee di credito con paesi ricchi di materie prime, ci costringe ad accordarci al mainstream euro-atlantico senza nessuna possibilità di avere vantaggi quantitativi e di costi.

A partire dalla politica estera, è così iniziato il declino italiano. E sembra che non si possa fermare, sicuramente non a breve e non con questa classe politica.

Emiliano Masenzani

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