SI al taglio delle spese, No al taglio della Democrazia.

in Opinione


Di Alessio Papi.

Tra le tante argomentazioni dei sostenitori del Si al referendum costituzionale vi è quella del presunto risparmio economico.
Pensare che si possa risparmiare sulla Democrazia è già assurdo di suo, ma come stanno le cose? Veramente i costi elevati sono quelli del singolo onorevole?
Attualmente i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro. Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. Ad essi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.
Un totale di quasi 15.000 euro mensili.
I nostri parlamentari sono sicuramente i più pagati d’Europa, ma anziché tagliare i parlamentari non sarebbe meglio dimezzarne i costi?
Ad un onorevole che di base percepisce già oltre 6000 euro al mese perché pagare ulteriormente rimborsi spese e diarie?
Nei bilanci di camera e senato ci sono altre voci che meriterebbero di essere tagliate in nome di un risparmio economico.
A cominciare degli emolumenti degli alti funzionari, dipendenti pagati ben oltre lo stipendio del presidente della corte di cassazione (tetto massimo stabilito per i dipendenti pubblici) insieme a quelli di commessi e impiegati forzosamente tenuti alti e fuori qualsiasi logica del pubblico impiego, per non parlare del sistema di acquisto di beni e servizi, affidamenti diretti e spesso clientelari con costi fuori da qualsiasi logica.
La casta non è solo quella dei parlamentari, ma anche ( e soprattutto) quella che gli gira intorno anzi, negli ultimi anni la casta dei “mandarini” di camera e senato, ha dimostrato di essere più forte della politica, o quantomeno di prevalere sulla debolezza della politica stessa.
I rimborsi dei parlamentari, così come gli stipendi di dipendenti e funzionari, sono decisi dal collegio dei questori di camera e senato, insomma dai deputati stessi.
Se la politica volesse, potrebbe risolvere la questione in 2 giorni, ma anziché auto-limitarsi, preferisce affidarsi alla demagogia del taglio dei parlamentari, una legge costituzionale votata da tutti (quindi paradossalmente da nessuno) con un referendum confermativo che sa di perculazione al “popolino”.
Se questo referendum dovesse passare, non si migliorerebbe la democrazia anzi, si creerebbe una “casta ancora più casta”, più forte e prepotente, diminuendo le possibilità di avere voci dissonanti e “fuori dal coro” a rappresentare gli italiani.
I parlamentari non pensano a ridursi stipendi e prebende, preferiscono tagliare i colleghi e garantirsi i privilegi, sperando di essere rieletti al prossimo turno elettorale anche con le “camere ridotte”.
Il taglio dei parlamentari è una follia del grillismo spinto, quello da cambiare è il sistema.
Quel sistema dove ormai i pentastellati si trovano perfettamente a loro agio.

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