Profezia” da incubo di Minniti: “La vera bomba deve esplodere

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Beirut è un ordigno umanitario pronto ad esplodere. È una situazione di emergenza di cui si parla molto in questi giorni. Una rivolta ha portato all’occupazione di due ministeri da parte di chi manifesta contro il governo e quest’onda ha causato le dimissioni dell’esecutivo. L’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, è chiaro quando spiega che questa crisi pone una grande questione umanitaria con possibili effetti in tutto il Mediterraneo. La bomba di Beirut è l’epicentro di una nuova crisi che ci riguarderà molto più da vicino di quanto si possa immaginare. Parla a La Verità ed è un fiume in piena. “Dal Libano può partire un drammatico effetto domino che rischia di colpire tutti i Paesi del Nord Africa”, spiega.Libano, ancora proteste Si dimette governo Diab

Il Paese dei cedri è uno Stato fragile e può collassare da un momento all’altro. Si congiungono inestricabilmente tre grandi emergenze: una sanitaria, una economica e una umanitaria. Dopo la bomba che è deflagrata nel porto della città nei giorni scorsi si contano migliaia di feriti, ospedali al collasso. Centinaia di morti, 300mila sfollati. La vera bomba atomica è questa. Ed è innescata molto più vicino a noi di quanto non sembri.

crollo del Libano trascinerebbe in una spirale tutti i Paesi del Mediterraneo. Minniti denuncia il fatto che le grandi potenze – a partire da Russia e Turchia – stanno aumentando la loro area di influenza negli scacchieri per noi più delicati. Molti italiani considerano il Libano un Paese lontano. Ma fanno male. Il Libano è la sede di una delle più importanti missioni militari italiane. E in questi anni è stato il cuscinetto tra la Siria e Israele. Se salta, le conseguenze saranno catastrofiche.

Beirut non deve e non può essere una nuova Siria. In Siria l’effetto scatenante è stato la guerra. “Se un anno fa qualcuno ci avesse detto che avremmo avuto i russi in Cirenaica e i turchi in Tripolitania gli avremmo dato del matto. Oggi è realtà. Nel vuoto del disimpegno americano si sono infilate le ambizioni di potenza di tutti gli altri Stati”. Come si può propagare, dal Libano, quello che lei chiama effetto domino? “Visualizzi la linea dei confini in quell’area: Siria, Iran, Libano, Israele. E poi, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco”. I due più stabili sono Israele e Marocco. L’Algeria sta affrontando il post Abdelaziz Bouteflika, ovvero la scomparsa di una personalità fortissima che aveva tenuto insieme il Paese. E poi c’è la crisi tunisina, per cui noi paghiamo l’effetto migratorio più immediato. Questo Paese era già in una drammatica crisi sociale, oggi amplificata dal Covid. L’infrastruttura turistica era la sua spina dorsale. Ed è stata colpita due volte: prima dal terrorismo e poi dal virus.

Tutto il Nord Africa appare come una polveriera. E in questo contesto non è possibile non citare il ruolo degli Stati Uniti. Con Donald Trump si sono disimpegnati dal Mediterraneo. Hanno lasciato un vuoto. È in questo vuoto che si infilano i russi e i turchi. “È il più grande cambio di equilibrio politici degli ultimi 100 anni. L’Europa non può più rimanere ferma. Mi sembra uno di quei pugili che prende il cazzotto in viso e resta piantato sulle gambe. Ma traballa, e potrebbe crollare”. Tutti eravamo programmati per una sfida ad Est. Adesso l’Est ha dislocato la sua frontiera nel Mediterraneo e a Sud. È venuto a combattere una sfida per l’egemonia in casa nostra.

Poi il capitolo energetico: gas e petrolio. Anche in questo caso c’è la mano della Turchia. “Macron è andato a Beirut e spero che non lo abbia fatto per giocare una partita solitaria. Anzi: spero che sia andato con l’idea di rappresentare l’Europa. Di fronte a questa partita che tiene insieme tutto, nessun Paese europeo può pensare di farcela da solo”. Insomma, nello scacchiere mediorientale ci sono tre figure che stanno facendo la voce grossa: Turchia (appunto), Russia e Iran.

La Russia si muove in Libia con i suoi contractor. L’Iran è in Libano con Hezbollah e le milizie sciite. Erdogan combatte con i suoi irregolari a Tripoli. Però questi tre giganti sono tutti attraversati dalla crisi e fragilità economiche: la Turchia ha una drammatica crisi valutaria, in Iran il Covid ha avuto un impatto drammatico, in Russia il crollo del prezzo del petrolio ha terremotato una industria nazionale. “Possono essere corsari sul terreno militare, ma non possono diventare un punto di riferimento per la ricostruzione. Quella possiamo farla solo noi europei. Presentando piani di intervento per la Libia, il Libano, la Tunisia”. È per questo che l’Europa deve battere un colpo. “Se non facciamo nulla – fa sapere Minniti – la prima arma da cui saremo colpiti è una nuova ondata migratoria. In piena emergenza Covid”. Il giornale