Gli incerti sviluppi della crisi in Libia e le perplessità per gli interessi italiani

in Esteri

di Gianandrea Gaiani

I recenti sviluppi della crisi libica hanno segnato un punto a favore della stabilizzazione con l’accordo tra i due contendenti che ha permesso la ripresa dell’export petrolifero (siglato grazie soprattutto all’opera del vicepresidente del Governo di accordo nazionale Ahmed Maitig – nella foto sotto con il ministro degli Esteri russo Sergei Labrov – ) indispensabile a garantire con i suoi proventi il ripristino dei servizi essenziali alle popolazioni sia della Tripolitania controllata dalle forze del GNA sia della Cirenaica e del Fezzan in mano alle forze dell’Esercito nazionale libico (LNA) del generale Khalifa Haftar.

Gli accordi degli ultimi giorni, quali la firma del cessate il fuoco permanente avvenuta a Ginevra il 23 ottobre e la convocazione oggi, in modalità videoconferenza del Forum di dialogo politico libico annunciata ieri dal rappresentante aggiunto dell’Onu in Libia (Unsmil), Stephanie Williams, suscitano invece qualche perplessità.

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