ALESSANDRO COSTA DOCENTE

LE RESTRIZIONI COVID MASSACRANO SOPRATTUTTO I GIOVANI

in Opinione
ALESSANDRO COSTA DOCENTE

Nella mia vita di docente universitario, e nel mio lavoro in tutto il mondo, mi sono dedicato moltissimo ai giovani per il loro entusiasmo e per la loro capacità di capire i cambiamenti e farsene portatori.
Politici e intellettuali di regime ripetono che i giovani sono il futuro dell’umanità, ma di fatto concretamente ignorano le loro esigenze. L’Italia, ma non solo l’Italia, non è un mondo per giovani.
Le restrizioni del coronavirus sembrano colpire ugualmente tutti, ma a parte i disastri all’economia, esse penalizzano pesantemente soprattutto il mondo giovanile.
Movida è diventata una parolaccia: giovani cretini e ubriachi che si trascinano a Campo dei Fiori e in altri luoghi di incontro. È una palese e strumentale bugia. I giovani si devono incontrare per vedersi, parlarsi, litigare, conoscersi e trovare compagni e compagne.
La didattica a distanza è una rilevante diminutio della didattica perché compromette il rapporto diretto con il docente e le interazioni fra i ragazzi. Inoltre la didattica a distanza aumenta la diseguaglianza, perché non tutti dispongono di attrezzature adeguate e di una stanza a propria disposizione nell’appartamento dove vivono. Quando in una famiglia ci sono più figli – e tutti si affannano a dire che le donne dovrebbero fare più figli – è ancora più difficile per i ragazzi seguire lezioni a distanza.
Parlare del lavoro è quasi inutile. Molti giovani entravano nel lavoro, o lo conservavano, in modalità informali che sono le state le prime a cadere.
La condanna del lavoro nero ha certamente un fondamento etico, ma siccome tutti sappiamo che cos’è e quanto sia diffuso, la sua condanna appare molto ipocrita. Ma soprattutto deve essere chiaro che perdere forme di lavoro di questo tipo condanna soprattutto i giovani.
Questa perdita di opportunità contribuisce poi ad abbassare ulteriormente la remunerazione offerta ai giovani per il loro lavoro: più saranno i giovani disoccupati, e più potranno essere sottopagati e sfruttati.
Ho vissuto l’epoca del ’68, quando ero giovane. Allora il mondo giovanile seppe ribellarsi proponendo principi di vita per una società più giusta e rispettosa della libertà dei ragazzi e del loro ruolo nella comunità. Ribellarsi non significa dare fuoco alle automobili, rompere le vetrine dei negozi o picchiare i poliziotti. Ci sono molte forme d’opposizione e di rifiuto che potrebbero essere adottate, ma i giovani si devono rendere conto che sta a loro protestare per non essere sempre messi in seconda linea.
Difendere la mia vita di anziano e pensionato dal coronavirus, non dovrebbe in alcun modo compromettere il futuro dei nostri ragazzi, che fra l’altro, si troveranno sulle spalle un debito gigantesco che un bel giorno dovranno rimborsare con la loro fatica.
Tutti quelli che mi conoscono vorranno perdonare la durezza di queste mie parole. Però tutti coloro che hanno figli dovrebbero fare una riflessione, per loro, non per noi che abbiamo vissuto in un fortunato periodo, senza guerre e gravi problemi sociali.
Spero tanto che, soprattutto i più giovani non si ridurranno al tristissimo e italianissimo “io speriamo che me la cavo” ma vorranno fare qualcosa ed io rimarrò a loro disposizione.
La mia pagina Facebook è Alessandro Costa e la mia mail è alessandroerasmocosta@gmail.com.
Con tutta la stima e l’affetto di chi ha dedicato ai più giovani quasi tutta una vita.
Alessandro Costa

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