Coronavirus, Massimo Galli a L’aria che tira: “Non so quanto il sistema possa reggere”

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Tra chi, da tempo e per certo, mostra grande timore per l’emergenza coronavirus, c’è l’infettivologo del Sacco di Milano, Massimo Galli. E queste sue paure torna ad esprimerle e confermarle a L’aria che tira, il programma condotto da Myrta Merlino su La7, la puntata è quella di lunedì 12 ottobre. “Non posso non essere preoccupato per l’aumento dei contagi, soprattutto per quelle aree meno colpite dalla prima ondata“, premette Galli. E ancora: “Sono abbastanza preoccupato per quelle aree meno colpite dalla prima ondata, in particolare per quella più popolosa. Se a Bergamo hanno avuto il 40% di persone che questo virus l’hanno già incontrato, forse a Milano è il 7%, questo ha delle implicazioni da considerare”, rimarca.

Dunque, Galli replica alle accuse che piovono contro di lui: “Mi accusano di terrorizzare le persone ma è importante che la preoccupazione venga resa esplicita. Il dato della Lombardia fa pensare, bisogna tornare a stare molto attenti”, sottolinea. Il punto, è che secondo l’infettivologo, “il sistema attualmente non ce la fa a dare risposte immediate” all’epidemia. Insomma, “bisogna tenere conto di una situazione che vede il sistema veramente in difficoltà per dare una risposta. Non so quanto il sistema possa reggere“. I toni, insomma, sono dei più preoccupati e allarmisti. Anche sulla sforbiciata ai tempi dell’isolamento: “Ridurre i giorni della quarantena a 7 o 10 giorni senza test non è l’idea migliore, è una scorciatoia. Con un test che possa essere molto rapidamente trasferito alla persona invece sono una soluzione importante”, conclude Massimo Galli. libero quotidiano