Le elezioni o un governo di salvezza nazionale

in Politica

di Gennaro Malgieri

Il presidente Mattarella è stato esplicito, sia pure con i suoi modi signorili e felpati: non si può governare con una maggioranza così risicata affidandosi, ad una banda di ondivaghi peripatetici della politica, che siano “responsabili”, “costruttori” o qualcos’altro. Non sappiamo quale sia stata la reazione del presidente del Consiglio, ma tutto lascia pensare che abbia recepito il messaggio e sia, nello stesso tempo, rimasto piuttosto sconcertato dalla prospettiva che le parole del capo dello Stato hanno lasciato intendere: o la maggioranza diventa coesa, stabile, sicura, omogenea per sostenere il governo fino alla fine della legislatura o è meglio rompere gli indugi e sciogliere il Parlamento. Di tempo, in questo secondo caso, non ce n’è molto. Un paio di settimane al massimo, da quanto si capisce. Scaduto il termine, al Quirinale si trarranno le conclusioni. Certo, al momento sulla carta una maggioranza, ancorché debolissima, c’è nelle aule parlamentari, ma nelle Commissioni? Lì, dove si fanno le leggi, dove arrivano in prima istanza i provvedimenti che poi dovranno approdare nelle Aule di Camera e Senato, è prevedibile, nel clima che si è creato e con gli incerti numeri sui quali il governo può contare, una sorta di perenne Vietnam, una balcanizzazione dei rapporti politici, una guerriglia permanente a fronte della quale le preoccupazioni dell’Europa sono più che giustificate. Non arriverà un euro, è stato fatto intendere da Bruxelles, se la situazione politica non si chiarisce ed in tempi di pandemia il monito dovrebbe essere preso con grande preoccupazione da tutti, maggioranza ed opposizione, ma soprattutto da Conte e dai suoi ministri. Del resto sarebbe assurdo, oltre che irresponsabile, destinare le risorse ad una compagine litigiosa, dal destino incerto, mentre i contagi aumentano e si continua a morire. La gravità della situazione sanitaria, sociale ed economica impone un’assunzione di responsabilità da parte del governo e dell’attuale maggioranza. Quel che si è visto nell’ultima settimana, segnata da un mercimonio senza precedenti, è indegno e vergognoso. È fin troppo naturale che l’Unione europa non si fidi di chi dovrà gestire ingenti risorse. E lo spettacolo andato in scena a Montecitorio e a Palazzo Madama è stato il più deprimente degli ultimi anni che assevera purtroppo le preoccupazioni di chi dovrebbe erogare fondi per sollevare il Paese dalla crisi profonda nella quale è precipitato. Ce lo domandiamo con ansia e scetticismo: riuscirà Conte nei prossimi giorni a mettere in piedi una compagine che non si avvalga dell’acquisto di singoli parlamentari spietatamente lanciati nell’acquisizione di posti di potere oggi e di candidature domani?

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