LA SANTA INQUISIZIONE SANITARIA. BERNARDO GUI IN CAMICE BIANCO

in Opinione

di Adriano Segatori

È stato in diverse occasioni fatto presente che “la medicina è un’arte, che si avvale di strumenti tecnici reperiti dalla scienza, e che agisce in un mondo di valori”, ma mai, come nell’attualità terroristica riferita ad una enfatizzata pandemia, la variabile scientifica è stata sottoposta con tanta intransigenza alla volontà politica.
L’inquisizione, almeno, aveva la giustificazione della fede, di una credenza personale e aleatoria: il potere spirituale delegava a quello temporale la credibilità o meno dell’eretico. Per quanto orribile possa essere giudicato ora un simile comportamento, almeno il rapporto era tra anima e Dio, tra salvezza e dannazione.

Ora, questo rapporto di fede viene delegato ai tecnici: chi, per ordine insindacabile della sinarchia tecnocratica – i virologi assoldati, tanto per essere chiari – beatificata dal potere politico, mette in discussione la validità delle informazioni, dalle statistiche al vaccino, viene esposto al pubblico ludibrio ed espulso dalla comunità di appartenenza.
A fronte di un documento di quattordici pagine da compilare “in presenza di due Professionisti Sanitari”, in cui nessuna responsabilità viene assunta nella somministrazione del vaccino e dei suoi possibili effetti tranne che per quella che si assume il soggetto che accetta la procedura, ogni dubbio e qualunque riluttanza potranno essere sanzionati dall’Ordine, non dei Domenicani, ma dei medici.
Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri ha affermato che “i medici no vax sono quelli che negano la validità del vaccino. Questo è incompatibile con la professione”. Certo. Anche il pediatra Widikund Lenz non fu creduto nel 1960 quando denunciò la pericolosità della talidomide, e solo nel 1962 l’Italia lo tolse dal commercio dopo numerosi casi di focomelia. Per non parlare dell’eroico Semmelweis, lo scopritore della febbre puerperale, che la comunità scientifica schiacciò professionalmente e psicologicamente tanto da costringerlo in manicomio.
Nell’elucubrazione che giustifica addirittura la radiazione dei medici si parla di ingegneri che negano i calcoli del ferro e di eventuale obbligatorietà della vaccinazione in nome della sedicente “comunità scientifica”, come se matematica e fisiopatologia fossero comparabili.
C’è un continuo evolversi di concetti e di procedure inerenti la salute e i suoi parametri, ma in questo caso la vaccinazione diventa un atto di fede politica.
I valori del mondo scientifico – quello preannunciato da Bill Gates nel 2011 su il “Sole 24Ore – Sanità” e riferito all’assemblea dell’Oms come “decennio dei vaccini” – ha sottratto ogni spazio alla critica e al buon senso, appiattendosi alla logica del capitale e del mercato.
Il pensiero problematico, che se non è tale non è più pensiero, non deve più essere esercitato, pena l’ostracismo e lo scherno mediatico. Non sarà la ruota a definire la trasgressione, né il fuoco a Campo dei Fiori a incenerire l’eretico, né il manicomio a reprimere la dissidenza, ma il silenzio e l’emarginazione per togliere il disturbo ai detentori del potere di vita e di morte della comunità. electomagazine.it

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