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Libano, lavori forzati per attivista anti-Hezbollah

in Esteri

Una giovane donna libanese, attivista e con posizioni esplicitamente anti-Hezbollah, è stata condannata a tre anni e mezzo di lavori forzati dal tribunale militare di Beirut perché riconosciuta colpevole di “collaborazione con il nemico” e “intrusione in territorio nemico”, in riferimento a Israele.

Kinda Khatib, 23 anni, è originaria del nord del Libano, dove aveva avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle proteste anti-governative contro la corruzione e il carovita sin dall’autunno 2019. La giovane era stata arrestata a settembre scorso dopo aver espresso sui social network opinioni critiche nei confronti di Hezbollah e del suo leader, Hasan Nasrallah.

Khatib è stata sottoposta a un processo presso il tribunale militare con l’accusa di aver avuto contatti col “nemico” israeliano, in riferimento al fatto che su Twitter ha avuto uno scambio di messaggi con un giornalista israeliano. L’accusa del tribunale militare di Beirut ha sostenuto che la giovane, studentessa presso l’università libanese, si è recata in Israele attraverso la Giordania, una circostanza sempre negata dalla ragazza e dai suoi familiari.

Mentre sui social network, seguaci di Hezbollah accusano Kinda Khatib di “tradimento” e plaudono “la sentenza esemplare”, diversi commentatori sottolineano “la dimensione politica” della decisione dei giudici, ispirata – si afferma – dalla pressione dei servizi di sicurezza libanesi vicini allo stesso Partito di Dio, che “non tollera critiche”.

ANSAmed

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