Pescatori prigionieri in Libia: comunque vada l’Italia ha perso

in Politica

di Gianandrea Gaiani

La vicenda dei 18 pescatori di Mazara del Vallo (8 dei quali di nazionalità italiana) prigionieri da inizio settembre delle milizie dell’Esercito nazionale libico (LNA) del generale Khalifa Haftar, si prolunga ormai da tre mesi in cui chiacchiere politiche inconcludenti e trattative segrete non sono riuscite a sbloccare la situazione.

Restano ancor oggi valide tutte le valutazioni che esprimemmo in proposito su Analisi Difesa il 5 ottobre scorso, ma uno spiraglio di soluzione l’ha fatta balenare in questi giorni il vicepresidente del governo di Tripoli, rivale di Haftar, che ha fornito qualche indicazione utile circa l’andamento dei negoziati sui quali il governo italiano non ha mai saputo esprimere nulla di concreto nascondendosi dietro alla necessità di mantenere la necessaria riservatezza.

“Lavoriamo assiduamente per la liberazione dei pescatori italiani. Anche oggi i miei collaboratori ne stavano parlando con gli ufficiali di Bengasi” ha detto, in un’intervista al Corriere della Sera, Ahmed Maitig, vicepresidente del Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale (GNA) a Tripoli, aggiungendo che “credo la direzione sia quella dello scambio con i calciatori libici condannati al carcere in Italia”.

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