Quando il ministero “invitò” i pm a non far autopsie sui casi Covid

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Perché il governo vietò le autopsie e i tamponi sui morti? Perché invitò giudici e direzioni sanitarie a fare altrettanto? Il giallo della circolare del ministro Speranza

È sulla circolare 11285 del ministero della Salute che grava uno dei più inquietanti punti interrogati che il governo ancora non ha voluto dipanare. È stata emanata lo scorso primo aprile (nel pieno della “fase 1”, dunque) e dà disposizioni sul settore funebre, cimiteriale e di cremazione. Al paragrafo “c”, però, affronta anche il tema degli esami autoptici e dei riscontri agnostici (leggi qui). E così stabilisce: “Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”. Non solo. All’autorità giudiziaria “concede”, in un cortocircuito costituzionale, la facoltà di “limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere”. Come è stato possibile che in Italia, nel XXI secondo, si verificasse quello che un gruppo di medici legali non si è fatto troppi problemi nel definire il “lockdown della scienza”?

L’importanza delle autopsie

“La mancanza di indagini post mortem – si legge in un articolo pubblicato a fine maggio sul Journal of clinical medicine – non ha permesso una definizione della causa esatta del decesso, utile per determinare i percorsi di questa infezione”. Non tutti si piegano al diktat del ministero della Salute…….continua a leggere su ilgiornale.it

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