La Vitamina D ci salverà dal Covid?

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Intervista al professor Giancarlo Isaia il cui studio sull’incidenza della Vitamina D sul covid sta aprendo una nuova strada di prevenzione dell’infezione. E mentre il suo studio sta per essere pubblicato in tutto il mondo, nel Regno Unito stanno già distribuendo Vitamina D a tutta la popolazione

Professor Giancarlo Isaia, noi chiamiamo la Vitamina D “vitamina”. La realtà è però diversa. Ci può spiegare meglio?

Questo è un problema etimologico che ha creato molti equivoci e, forse, ha ostacolato l’adozione di provvedimenti a riguardo. Quando si parla di vitamine nell’immaginario collettivo delle persone, ma anche dei medici, si tende sempre un po’ a banalizzare anche se invece sono sono molto importanti.

Se si guarda nel vocabolario a questo termine c’è scritto: “Sostanza che non può essere prodotta dall’organismo, e quindi deve essere assunta dall’esterno e che agisce a distanza sul piano metabolico”. Al contrario il nostro organismo produce Vitamina D tramite i raggi solari che irradiano la cute. In piccola parte può essere assunta con gli alimenti anche se questi, eccetto forse il salmone, sono di raro consumo come i funghi Shiktake, le aringhe e alcuni formaggi. L’unica fonte quindi è il sole che una volta entrato tramite la cute, viene accumulata nel nostro tessuto adiposo e poi viene rilasciata lentamente nel resto dell’anno soprattutto in inverno. Questo avviene per un retaggio filogenetico dovuto ai nostri antenati che vivevano nelle caverne tutto l’inverno prendendo poca luce solare e se non ci fosse stato questo sistema “naturale” di immagazzinamento la specie si sarebbe estinta e non è avvenuto proprio per questo meccanismo di accumulo e rilascio progressivo.

Che associazione esiste tra la Vitamina D e il Covid?

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