UNA POLITICA EGOISTA E SUICIDA

in Editoriale

di Adriano Segatori

Ha scritto, giustamente, Laila Maher in un commento ad un post di Souad Sbai a proposito dell’“Immigrazione selvaggia”, che “siamo governati da persone che non sanno cosa vuol dire la politica internazionale”.

Verissimo! A parte i noti stati confusionali geografici dei fenomeni italici, quello che è evidente in tutti gli ambiti politici – e intendo principalmente quelli europei – è una agitazione convulsa al momento di eventi sanguinosi particolarmente traumatici, una gelosia patologica dei propri interessi di bottega, un egoismo autolesionistico nel rilassarsi quando le disgrazie accadono agli altri.

Questo, di fronte al fenomeno della quotidiana invasione del territorio nazionale, assume un aspetto di rilevanza internazionale.

Pensare che tutti coloro che sbarcano clandestinamente debbano essere sparpagliati sul territorio europeo significa semplicemente che l’Europa non esiste, che dire di essere cittadini d’Europa è una vergognosa mistificazione. Se si crede in questa entità politica, sicuramente da costruire in termini spirituali, prima ancora che economici e istituzionali, quindi ben altro rispetto allo squallido marchingegno tecnico-finanziario che sta soffocando le singole sovranità, allora bisogna resettare le mentalità di bandiera e costruire un pensiero di comunità imperiale.

Molto banalmente, noi europei siamo sulla stessa barca, e pensare che qualcuno non remi, o remi contro, o si nasconda nella stiva, o saboti la bussola, significa solo il naufragio, e naufraghi finiremo tutti.

Detto ciò, mi aggancio a due considerazioni particolarmente significative. Riccardo Tennenini, nel suo saggio “Il tramonto del mondo bianco”, cita il famoso e purtroppo scomparso Guillaume Faye: “Una solidarietà globale con tutte le popolazioni di origine Europea sarà, nel XXI secolo, più importante delle rivalità geopolitiche che dividono>>. Poi, una osservazione del giudice Filippo Spiezia nel suo “Attacco all’Europa”, sulla inadeguatezza politica, giuridica, informatica e repressiva dei paesi europei ad affrontare sia la criminalità organizzata che il terrorismo islamista.

C’è bisogno, quindi, di un più efficace coordinamento anche militare nel quadro politico europeo, da costruire ex novo in una condivisa visione di storia e di destini, e di una attività internazionale che funzioni tra alleanze sincere e decise dissuasioni, per evitare la deriva occidentale.

Facile? Per niente! Non ci sono statisti in vista, solo manager di una rete transnazionale di interessi conflittuali. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Come dice il saggio Lao Tzu: “Invece che maledire il buio è meglio accendere una candela”. Attrezzarsi di lume e accendino sarebbe già un gesto di consapevolezza.

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