SAHARA OCCIDENTALE. BALLA (MAROCCO): REFERENDUM OPZIONE TUMULATA /FOTO AMBASCIATORE: IMPRATICABILE ANCHE PER ONU, DA POLISARIO FAKE NEWS

in Esteri/Speciale Marocco

(DIRE) Roma, 18 nov. – Sulle recenti vicende nel Sahara
occidentale l’ambasciatore del Regno del Marocco, Youssef Balla,
non ha dubbi: “Il Polisario- ha dichiarato all’agenzia Dire- ha
fatto circolare tante fake news” rilanciate anche “da una parte
della societa’ civile italiana, a cui lancio un appello:
convincete i separatisti del Polisario ad abbandonare la
posizione utopistica e le minacce alla legalita’, unendovi alle
tante voci che invocano una soluzione politica che ponga fine
alla sofferenza delle 40.000 persone nei campi di Tindouf sotto
il ferreo controllo repressivo delle milizie del Polisario”.
Secondo Balla, il blocco che i saharawi hanno imposto sulla
strada che attraversa il Sahara occidentale per denunciare lo
stallo nel referendum per l’autodeterminazione e’ stato in
realta’ “un’invasione delle milizie del Polisario, provenienti
dai campi in Algeria, Paese che finanzia queste milizie, in
territorio marocchino”. Secondo l’ambasciatore, “il Marocco
infatti ha posto la zona cuscinetto di Gargarat sotto la
responsabilita’ dell’Onu per garantire il cessate il fuoco in
base all’accordo del 1991″. Balla riferisce di “atti di
banditismo e provocazioni contro gli osservatori militari della
missione Minurso” a cui “e’ seguito l’intervento pacifico delle
forze armate del Marocco per ristabilire la normalita’ e il
traffico da e verso la Mauritania, intervento che si e’ concluso
senza alcun contatto con i civili”.
Balla sottolinea: “Ci sono almeno cinque risoluzioni del
Consiglio di sicurezza, in particolare la 2414 e la 2440, che
obbligano le milizie a ritirarsi dalla zona e dall’astenersi da
ogni atto che rappresenta una minaccia alla sicurezza della
regione”. Secondo l’ambasciatore, “lo stesso segretario generale
ha dichiarato pubblicamente il suo rammarico per questa ennesima
provocazione e ribellione alla legalita’ dei miliziani sostenuti
dall’Algeria, che ha costretto il Marocco a intervenire
esercitando il suo diritto in una zona di sovranita’ nazionale,
nel Sahara marocchino”.
Resta pero’ il nodo del referendum, che la comunita’ saharawi
attende almeno dal 1991. “Questa e’ una domanda importante –
replica l’ambasciatore – perche’ mi permette di ricordare che in
tutte le sue risoluzioni, inclusa la 2548 del 30 ottobre scorso,
l’Onu ha ribadito che la soluzione politica basata sul
compromesso e’ l’unica via per uscire da questa empasse
regionale, tumulando l’opzione del referendum come impraticabile
politicamente e tecnicamente; infatti e’ dal 2000 che nessuna
risoluzione dell’Onu ne fa alcun riferimento”.
Secondo Balla, “il Marocco non ha mai smesso di ribadire
l’importanza di una soluzione politica a questa disputa
artificiale attorno aláSahara marocchino, che ha risvolti anche
sul piano della cooperazione, della sicurezza e dello sviluppo
tra i Paesi del Maghreb e per il Mediterraneo in senso ampio”. In
questo senso “laáProposta di autonomia presentata nel 2007áne e’
un concreto esempio”, annota l’ambasciatore. Convinto che il
piano sia “una iniziativa di compromesso conforme al diritto
internazionale, alla Carta delle Nazioni Unite e del Consiglio di
sicurezza” e che sia “risultato di un ampio processo di
consultazione con le popolazioni e gli eletti della regione del
Sahara marocchino, parte integrante dell’identita’ nazionale del
Marocco”. L’ambasciatore continua: “Cosi’ le popolazioni nelle
province del Sahara marocchino possono gestire i loro affari
democraticamente, attraverso i poteri legislativo, esecutivo e
giudiziario, e hanno le risorse finanziarie necessarie per lo
sviluppo della regione in tutti i settori: economico, sociale e
culturale”.
Infine, un cenno alle reazioni di Italia e Unione Europea sui
timori di una nuova escalation di violenze: “La posizione
dell’Ue, cosi’ come quella italiana, e’ stata ribadita anche in
questi giorni dall’Alto rappresentante per gli affari esteri,
Josep Borrell, che ha insistito sulla necessita’ di preservare la
liberta’ di movimento e il commercio transfrontaliero nell’area
di Gargarat e sull’importanza fondamentale di garantire il
rispetto degli accordi di cessate il fuoco in vigore dal 1991″.

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