LE CARCERI NUOVI CORRIDOI PER LA RADICALIZZAZIONE JIHADISTA

in Editoriale

di Souad Sbai

Le vie della radicalizzazione sono diverse. E tra i percorsi in cui si insinua, le prigioni sono tra i più fertili. Veri e propri centri di selezione e reclutamento, nelle carceri i radicalizzatori si sostituiscono a parenti, amici o conoscenti, militanti che frequentano alcune moschee o centri culturali, ma anche a internet e social media. Le criticità di un ambiente simile rendono quella carceraria una circostanza particolarmente favorevole alla trasmissione dell’ideologia e della forma mentis jihadiste, mettendo a dura prova l’efficacia delle procedure di sicurezza proprie degli istituti penitenziari. Le fasi del processo di radicalizzazione sono molteplici e ben precise, e trovano la strada spianata nelle carceri, quelle italiane, che presentano non poche criticità.

Per contrastare il terrorismo di matrice islamista è indispensabile comprenderne l’origine e lo sviluppo. Alla trasformazione psicologica ed emotiva, attraverso la quale un individuo fa proprie idee e finalità politico-religiose sempre più radicali, con la convinzione che il raggiungimento di tali finalità giustifichi metodi estremi, segue un cambiamento comportamentale. Un’evoluzione che può avvenire anche in sole 3 o 4 settimane. I soggetti che intraprendono questo processo non vengono scelti casualmente, ma sono selezionati accuratamente tra coloro che dimostrano di avere quei fattori personali e contestuali che li rendono suscettibili alla radicalizzazione. Persone più vulnerabili perché hanno vissuto un’una esperienza vicino al salafismo, la fratellanza. Uomini e donne che vivono ai margini della società, insomma già nel loro Paese di provenienza. Chi è cresciuto con queste difficoltà vede nella religione un pretesto per canalizzare una rivolta intima contro il sistema e la società, percepiti in maniera ostile, e trova nel fondamentalismo islamico un mezzo per realizzare l’azione di rivalsa attraverso cui avverare il proprio desiderio di contrapposizione allo status quo.

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