Onu contro Turchia Iran

L’Onu contro la Turchia: “Chiude gli occhi sugli omicidi ad opera dell’Iran”

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Secondo due relatori dell’Onu, la Turchia ha consentito all’intelligence dell’Iran di compiere uccisioni extragiudiziali sul suolo turco.

Le accuse dell’Onu alla Turchia sulla “protezione” dell’Iran

L’Onu ha accusato Ankara di aver permesso la fuga di un uomo presumibilmente coinvolto nell’uccisione del giornalista iraniano Vardanjani, morto a Istanbul nel 2019.

In una lettera al governo turco, Agnès Callamard, relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, e Javaid Rehman, relatore speciale sui diritti umani in Iran, lo hanno accusato di “non aver condotto indagini formali appropriate sull’omicidio“.

I relatori hanno esortato Ankara a informare sulle indagini svolte o in corso e sul possibile uso improprio del consolato iraniano a Istanbul. Hanno poi chiesto di fornire dettagli “sulle politiche e misure che garantiscono che gli ufficiali dell’intelligence straniera non perpetuino o orchestrino azioni extragiudiziali, nonché uccisioni sul territorio turco”.

Citando il Patto internazionale del 2003 sui diritti civili e politici, di cui la Turchia è firmataria, nella lettera si afferma che “devono essere adottate misure appropriate per proteggere le persone dalla privazione della vita da parte di altri Stati in aree che operano sul loro territorio. Gli Stati stessi hanno anche obblighi ai sensi del diritto internazionale a non aiutare o assistere attività intraprese da altri Stati che violino il diritto alla vita”.

Inoltre, “in base al diritto internazionale in tutti i casi sospetti di esecuzioni extragiudiziali, arbitrarie e sommarie, gli Stati devono condurre indagini approfondite, rapide e imparziali. La mancata conduzione di tali indagini può innescare ulteriori violazioni del diritto alla vita”.

Il caso Vardanjani

Masoud Molavi Vardanjani, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Istanbul il 14 novembre 2019. Secondo quanto riferito, per volere di agenti iraniani che operavano nel consolato della città turca.

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo descrisse l’episodio come “un altro tragico esempio di una lunga serie di tentativi di assassinio appoggiati dall’Iran”.

Vardanjani era fuggito dall’Iran un anno prima e aveva creato un canale sulla piattaforma di comunicazione Telegram, chiamato “Black Box”. Nel canale riferiva sulle accuse di corruzione contro alti politici iraniani, avvocati e altri membri dell’establishment. Su Black Box Vardanjani criticava anche la Guardia rivoluzionaria islamica. Tre mesi prima del suo omicidio, aveva pubblicato un messaggio emblematico sui social media. Nel messaggio diceva: “Sradicherò i comandanti della mafia corrotti. Pregate che non mi uccidano prima che lo faccia”.

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