Strasburgo, CEDU condanna Turchia per violazione libertà di stampa

in Diritti Umani/Esteri

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che, nel 2016, la Turchia ha violato la libertà di parola e arrestato illegalmente giornalisti e dirigenti di Cumhuriyet, uno dei giornali storici dell’opposizione turca.

Gli arrestati sono stati accusati di promuovere e diffondere propaganda per conto di “organizzazioni terroristiche” tra cui il fuorilegge Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato un gruppo terroristico da Ankara e dai suoi alleati occidentali.
Il loro arresto è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di stato fallito contro il Presidente Recep Tayyip Erdogan. I giornalisti detenuti avevano presentato varie richieste di rilascio, ma erano state tutte respinte dai tribunali turchi.

I giudici della Corte Europea hanno stabilito che: “Le decisioni dei tribunali nazionali che ordinano la detenzione preventiva iniziale e continuata dei ricorrenti erano basate sul mero sospetto che non raggiungeva il livello di ragionevolezza richiesto”.
La Corte ha rilevato, dunque, come i detenuti avessero esercitato il loro diritto alla libertà di parola, e che non vi fossero prove di condivisione degli obiettivi di alcun gruppo terroristico.
I sette giudici, compreso uno turco, hanno stabilito all’unanimità che Ankara ha violato il diritto alla libertà e alla sicurezza ai sensi della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, nonché il loro diritto alla libertà di parola.

Il tribunale ha, quindi, ordinato alla Turchia di pagare un risarcimento di 16.000 euro a ciascuno dei ricorrenti.
La Turchia è classificata al 154esimo posto su 180 paesi sulla libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere.
Il paese rientra nella giurisdizione della CEDU in quanto membro del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione per i diritti umani del continente.

A.C.

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