La battaglia di Macron contro Erdogan e islamismo è anche affar nostro

in Esteri

di Gianandrea Gaiani

Per molti analisti la “questione islamica” è solo un pretesto nel duro braccio di ferro verbale e commerciale tra la Francia di Emmanuel Macron e la Turchia di Recep Tayyp Erdogan.

I due Stati e i due presidenti sono rivali in tutti gli scenari di crisi: Parigi sostiene la Grecia contro le pretese turche sul Mediterraneo Orientale e sostiene l’Armenia contro gli azeri appoggiati da Ankara nel conflitto in Nagorno Karabakh mentre anche in Libia Parigi risulta sbilanciata a fianco del generale Khalifa Haftar sconfitto nella battaglia di Tripoli proprio dall’intervento militare turco.

Motivazioni rilevanti ma forse non del tutto sufficienti a spiegare un confronto che sta già coinvolgendo altri Stati e molti ambienti islamici in un “jihad” dialettico e commerciale contro Parigi esploso dopo le parole pronunciate da Macron nel discorso di commemorazione del professor Samuel Paty, decapitato da un terrorista ceceno per avere offeso Maometto.

“Non rinunceremo alle vignette, anche se altri indietreggiano, perchè in Francia i Lumi non si spengono, la nostra è una storia di lotta contro tirannie e fanatismi. Andremo avanti”, ha detto Macron, denunciando il “separatismo islamico” e affermando l’esigenza di “strutturare l’Islam” in Francia.

Dopo aver consigliato a Macron cure psichiatriche per i suoi “problemi mentali”, Erdogan ha rincarato la dose nel suo consueto stile istrionico e sopra le righe chiedendo di boicottare i prodotti made in France. “In Francia hanno detto di non comprare prodotti turchi, mi rivolgo al mio Paese e chiedo di evitare assolutamente di comprare prodotti francesi”, ha affermato Erdogan che ha trovato adesioni entusiastiche in buona parte del mondo islamico.

“I musulmani in Europa sono soggetti a una campagna di linciaggio come gli ebrei prima della Seconda guerra mondiale” ha affermato con sprezzo del ridicolo Erdogan (che a questo proposito dovrebbe forse prendersela con le repressioni cinesi in Sinkiang), la cui propaganda ha solitamente un notevole effetto tra le masse islamiche turche e di altri Stati musulmani.

Erdogan ha quindi accusato i governi europei di essere “fascisti nel vero senso della parola” e “anelli della catena del nazismo” per la propagazione dell’islamofobia: “L’ostilità anti-musulmana si è diffusa come la peste, i luoghi di lavoro, le case e le scuole musulmane sono attaccati da gruppi fascisti quasi ogni giorno”, ha detto facendo appello ai leader mondiali affinché frenino “la persecuzione dei musulmani in Francia”.

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