La ristorazione è in rivolta: flash mob e proteste a Roma e Milano

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Il mondo della ristorazione si ribella contro le misure adottate dal Governo, dalle amministrazioni comunali e da quelle regionali per contrastare la nuova impennata di contagi da Coronavirus. Restrizioni ritenute eccessive, anche poco chiare; un’enorme scure che minaccia di mettere nuovamente in ginocchio i ristoratori, i gestori di bar, pub e discoteche, i relativi dipendenti ma anche le aziende operanti nel settore alimentare e vinicolo. Il divieto di consumare in piedi dopo le 18, la chiusura anticipata alle 24, il coprifuoco, ovvero alcune delle misure contenute nel Dpcm del 18 ottobre, non possono che avere gravi conseguenze. Ma non finisce qui, perché altri severi provvedimenti stanno arrivando a livello locale.  Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha firmato l’ordinanza che dispone anche la chiusura dalle 21 alle 24 di venerdì e sabato delle principali piazze della Capitale,  a cominciare da Campo de’ Fiori. Si può accedere ai locali pubblici, ma inevitabilmente diminuirà in modo significativo la concentrazione di persone e di conseguenza il numero degli avventori.  Proprio a Roma alcune decine di ristoratori ed esercenti hanno organizzato un flash mob davanti al Ministero dell’Economia e Finanze il 21 ottobre, consegnando simbolicamente pizze e mostrando striscioni che danno voce alla loro rabbia e frustrazione: “Ci avete preso a pizze in faccia. Aiutateci a non morire”.  Invocano sostegno, ma anche disposizioni meglio comprensibili. Si chiedono, per esempio, se alle 24 debbano far uscire i clienti oppure abbassare le saracinesche. Cercano di far capire che, piuttosto che mangiare e bere in fretta e furia, la gente preferisce non cenare fuori. Alcuni di loro preferirebbero addirittura una chiusura temporanea obbligatoria, a fronte però della sospensione delle tasse. E intanto il fatturato va sempre più giù. La protesta a Milano il giorno dopo, cioè il 22 ottobre, è toccato ai proprietari e gestori dei locali milanesi. Si sono ritrovati davanti al Palazzo Lombardia per manifestare – pacificamente e rigorosamente muniti di mascherina, come a Roma – contro l’ordinanza regionale che introduce il coprifuoco non dalle 24, bensì dalle 23 e fino alle 5. Chiedono l’abbattimento di Cosap, Tari e Irap, ma anche contributi a fondo perduto per fronteggiare il pagamento degli affitti e di eventuali ristrutturazioni. Chiedono un sostegno a 360 gradi che passi inoltre dalla ridiscussione di cartelle esattoriali scadute, da corsi di formazione gratuiti, da consulenze che li aiuti a seguire correttamente le nuove disposizioni. Vogliono risposte concrete e subito, sono pronti anche a procedere con una serrata collettiva. Accusano le istituzioni di essere inerti e di favorire, così, anche gravi speculazioni.  “La nostra colpa? La vostra incapacità”, si leggeva su uno dei cartelli. Alcuni di loro, alla fine, sono stati ricevuti dal governatore Attilio Fontana, che ha fissato un appuntamento per il prossimo 6 novembre. agrodolce.it

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