Ce lo metteranno nel MES?

in Opinione

di Alessio Papi

Il premier Conte anche sul Mes, fa l’ennesima giravolta.
Prima lo accantona per non urtare il m5s, poi ci ripensa, allettato dalle posizioni possibiliste di Forza Italia. (che lo fece digerire al parlamento nel 2011)
Il mainstream cerca di descriverlo come una sorta di regalo delle Ue in grado di salvare la sanità, forse perché i “governatori” di regione (ai quali spettano le competenze in ambito sanitario) sperano in una nuova “abbuffata” con i fondi provenienti dal Meccanismo Europeo di Stabilità.
Ma cosa è il Mes ?
Cosa comporta la sua accettazione?
È così conveniente come sembra?
Il Mes ci è sempre stato spacciato come una specie di “fondo solidaristico”, una sorta di “caritas” europea, ma la realtà (troppo spesso raccontata dolosamente a metà) è ben diversa, a cominciare dallo stesso acronimo Mes (meccanismo europeo di stabilità) che volutamente trae in inganno.
Il Mes nasce nel 2011 con la modifica dell’articolo 136 del trattato di funzionamento dell’ Unione Europea.
Dal 2011 il Mes ha sostituito i Fesf e Efsm (meccanismi di stabilizzazione finanziari) usati in precedenza per salvare Irlanda, Portogallo e Grecia.
Il Mes (sembra incredibile) è una società pubblica di diritto privato, registrata
in Lussemburgo come una qualsiasi società offshore o, come si direbbe a Roma, una qualsiasi società di “bustari”, le cui azioni sono detenute in maniera proporzionale al contributo versato, dai paesi aderenti all’area Euro.
I maggiori azionisti sono Germania, Francia e Italia.
Il nostro paese detiene quasi il 18% del capitale, per un importo versato ad oggi di ben 14,33 miliardi di Euro.
Il Mes ha un funzionamento proprio, un proprio presidente, un proprio consiglio direttivo e propri dipendenti come una qualsiasi banca d’affari.
Per accedere al Mes è necessario che il singolo stato ne faccia richiesta, non prima di aver sottoscritto in sede Ue un protocollo d’intesa vincolante, che obbliga lo stato richiedente a sottostare a tutta una serie di restrizioni su debito pubblico, spesa corrente, previdenza ed altri ambiti del bilancio statale che, di fatto, ne limitano pesantemente la sovranità.
Se si parlasse di una società privata anziché di uno stato, si potrebbe fare il paragone con una azienda in amministrazione controllata, un po’ come ai tempi dell’ Iri (tanto cara al disastroso Prodi) finanziaria statale che avrebbe dovuto avere (almeno sulla carta) il compito di risanare le aziende a partecipazione statale in dissesto.
A differenza di una banca d’affari tradizionale il Mes non produce utili per chi investe capitale, e gli strumenti finanziari ordinari eventualmente utilizzati incrementano il fondo senza generare utili per gli azionisti (gli stati).
Ad oggi il nostro paese si trova con 14 e passa miliardi di euro in meno e col rischio di venir commissariato nel caso decidesse di accedere ai fondi del Mes.
Un meccanismo diabolico che, se analizzato in profondità, serve soltanto ad incastrare i governi futuri nella gabbia finanziaria del ricatto europeo.
L’opposizione ne prenda atto e non ce lo faccia mettere nel Mes.

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