Un gruppo di giornalisti investigativi svela i nomi dei capi jihadisti in Mozambico

in Esteri/Terrorismo

Sono tre i nomi di spicco rivelati da un’indagine del Centro de Jornalismo Investigativo del Mozambico (CJI Moz). I jihadisti di Ahlu Sunnah Wa-Jammá hanno coperture nelle Forze di difesa e sicurezza mozambicane (FDS). Dove sono finite le armi comprate dal figlio dell’ex presidente e le uniformi sparite?

Secondo il CJI si chiamano Bonomado Machude Omar, alias Ibn Omar, Abdala Likonga, alias Alberto Shaki, e André Idrissa. Sono il vertice locale dei tagliagole jihadisti che, dall’ottobre 2017, stanno massacrando Cabo Delgado, la provincia più settentrionale e più povera del Mozambico.

Lo svela un’indagine del Centro de Jornalismo Investigativo del Mozambico (CJI Moz). Secondo Joseph Hanlon, esperto di Africa Australe e docente alla Open University (Regno Unito) le indagini sono molto importanti per comprendere le radici del terrorismo. Un terrorismo che fino ad oggi, a Cabo Delgado, ha causato almeno 2.000 morti e 300 mila profughi.

Un Ampliamento Dello Studio Voluto Dal Presidente Nyusi

L’investigazione amplia lo studio sull’estremismo islamico in Mozambico di João Pereira e Salvador Forquilha, dell’Università E. Mondlane di Maputo, con il leader religioso islamico Saide Habibe. Un’indagine, voluta dal presidente mozambicano Filipe Nyusi, che per la prima volta nomina il gruppo jihadista: Ahlu Sunnah Wa-Jammá.

Il CJI ha identificato Ibn Omar come autore di un video del marzo 2018, diventato virale. Da quella registrazione è considerato come un leader jihadista del gruppo, chiamato dalla popolazione al-Shebab, gioventù in arabo, nome usato dai militanti islamici somali.

Chi Protegge I Jihadisti E Chi Li Finanzia

Ibn Omar ha molti amici, secondo le fonti CJI. Primi tra tutti le Forze di difesa e sicurezza mozambicane (FDS), le stesse che combattono i jihadisti a Cabo Delgado. Poi ci sono parte dei cittadini dei distretti colpiti dall’insurrezione jihadista, nei distretti di Pemba. Ma anche nelle province del Niassa, a ovest di Cabo Delgado e della capitale Maputo. C’è chi dice che l’appoggio verso l’insurrezione si estenda anche in altre province.

“Quando l’esercito mozambicano entra o esce da un distretto, Ibn Omar viene informato dalla sua rete di fonti sparse in tutta la provincia. In sintesi, ha sia militari che civili che gli danno informazioni sui movimenti delle Forze armate di difesa”, si legge.

“Qualcuno della catena logistica è coinvolto in questa macabra impresa e contribuisce fornendo uniformi militari all’insurrezione – ha raccontato la fonte CJI. Questo è un business che coinvolge tante situazioni”.

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