Cortocircuito democratico o attendismo di comodo?

in Opinione

di Alessio Papi


Le ultime elezioni amministrative hanno tracciato il solco tra parlamento e paese reale.
L’attuale compagine governativa composta da una maggioranza “contro natura”, formata da PD e M5s, è di colore completamente diverso dai governi locali, dove 15 regioni su 20 sono in mano al centrodestra.
Va detto per onestà intellettuale, che le amministrative al “tempo dell’ emergenza” hanno in realtà premiato “l’usato sicuro” poichè se si escludono le Marche, sono stati riconfermati tutti i governatori uscenti.
Se il centro-destra gode di ottima salute a livello locale, perché in parlamento non risulta altrettanto efficace?
Alexis de Tocqueville, Ministro degli Esteri di Bonaparte, nel suo “democrazia e libertà” della prima metà dell’ ottocento, pone l’accento sugli elementi di equilibrio delle democrazie, del ruolo di maggioranza ed opposizione e l’importanza dei “corpi intermedi”, associazioni di categoria, professionali e sindacali che, se da una parte sono portatori di interessi, dall’altra rappresentano il “cane da guardia” dell’istituzione democratica.
Secondo Tocqueville il fallimento di questo equilibrio porta alla degenerazione democratica o “oclocrazia” (termine usato per la prima volta da Polibio) cioè una lenta disgregazione e degenerazione delle regole democratiche, con la “massa volitiva”, oggi si direbbe “populista” (escludendone la connotazione politica) che prevale sulla “massa ragionata o critica” , cioè quella capace di orientare il senso comune verso un miglioramento dell’operato istituzionale.
Un esempio concreto il recente referendum sul taglio dei parlamentari, dove hanno fallito proprio i “corpi intermedi” e prevalso le forze “populiste” (senza connotazione politica), indirizzando l’opinione pubblica verso un si che tra qualche anno scopriremo disastroso, un vero cortocircuito democratico.
Oggi complice un’emergenza sanitaria che, a differenza di quanti molti pensano, è gestita in maniera molto sottile a livello mediatico-politico con metodi degni della Stasi all’epoca della DDR, l’opposizione in Parlamento è ridotta ad un teatrino di proclami social, un po’ per “qualità politica”, un po’ per opportunismo.
Da una parte le opposizioni hanno paura di intestarsi i disastri economico-sociali derivanti dalla pandemia, probabilmente vittime dello stesso clima di terrore creato dall’establishment, dall’altra, governando la maggioranza delle regioni (che gestiscono i fondi europei) sperano, una volta stabilite le regole del “recovery fund”, di mettere le mani sui fondi provenienti dall’Europa e incolpando l’attuale Governo del futuro indebitamento.
Un cortocircuito pericoloso che non fa altro che rafforzare un maggioranza decotta e che oggi, per usare una definizione istituzionale tanto cara all’ex presidente Cossiga, “non rappresenta il sentire comune del paese”.
Ad oggi i soldi del recovery fund sono un miraggio, il paese arranca e la strategia potrebbe non essere quella vincente, la democrazia, nel senso più nobile del termine, ci ha già rimesso.
Quanto al Popolo Italiano, quando se (e se) ne accorgerà, sarà ormai troppo tardi.

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