Virologo pregliasco: ”tra due-tre settimane si rischia di richiudere i confini regionali”

in Salute

L’indice di contagio da Sars Cov 2 continua a salire. E ormai l’ipotesi del blocco di alcune Regioni non è più remota. «Questa soluzione rientra fra le prime da attuare in una condizione in cui nelle strutture sanitarie ricoveri e terapie intensive cominciano a essere in difficoltà – ammette Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore di igiene dell’Università degli Studi di Milano – Ma serve il coordinamento e la pianificazione della strategia, prima che si arrivi a ridosso dell’emergenza».

Cosa occorre fare per evitare che l’epidemia si diffonda dalle Regioni con contagi più alti a vicine?

«E’ importante considerare soluzioni anche molto restrittive, ma tutto questo deve essere modulato e considerato in termini di pianificazione. La decisione non deve essere vissuta come preoccupazione da parte dei cittadini, ma come necessità, opportunità e responsabilità per sé e per la comunità di cui si fa parte».

Fra queste misure rientra quindi anche il blocco degli spostamenti dalle Regioni più colpite?

«Certo. È una soluzione da attuare in una situazione in cui si supera quello che si sta facendo adesso, ossia le misure di contenimento».

Qual è il livello oltre il quale è opportuno bloccare una Regione?

«L’elemento da monitorare ovviamente è il dato di occupazione dei servizi ospedalieri, in particolare le terapie intensive. Occorre valutare se possono ancora garantire la migliore assistenza che oggi possiamo dare alle persone con problematiche più impegnative».

Quando è stato deciso di chiudere la Lombardia c’è stato un fuggi-fuggi. Cosa fare per evitare lo stesso errore?

coronavirus lombardia

«Bisogna preparare questo aspetto, fare in modo che sia ragionevole. La reazione allora è stata causata dal panico e da una comunicazione non esatta. È possibile attuare un blocco immaginando un meccanismo che permetta con giudizio di tener conto delle esigenze dei singoli, rispetto a situazioni particolari. Occorre per questo prevedere una ridistribuzione organizzata e mirata, piuttosto che uno spostamento di persone casuale e soggetto a rischi di assembramento».

Se l’andamento dell’epidemia continua a crescere a questa velocità, tra quanto si dovrà bloccare qualche Regione?

«Credo tra due tre settimane di tempo, sulla base dell’andamento dei contagi e il superamento di una soglia di 7-8 mila casi al giorno, ma soprattutto di una saturazione delle terapie intensive superiore al 50-60 per cento».

Nel frattempo cosa si dovrebbe fare per evitare di diffondere il virus con lo spostamento tra le Regioni?

«Serve una sorveglianza attiva delle persone e una eventuale esecuzione di test sierologici o di tamponi». All’arrivo? «Il tampone è un’istantanea, quindi se è negativo mentre parti, poi magari diventi positivo più avanti. E poi non possiamo avere questo monitoraggio, dovremmo fare tamponi ogni giorno. Serve invece mantenere traccia dello spostamento delle persone, e a distanza di 14 giorni predisporre un’esecuzione del tampone».

Quindi se ci si sposta per esempio dalla Campania, che bisogna fare?

«La Asl di residenza, che è la struttura istituzionale che deve curare la salute dei cittadini, dovrebbe essere informata dello spostamento per poter poi scambiare questa informazione con la Asl del territorio in cui si andrà. Solo così si può attuare una misura di sorveglianza, predisporre la verifica di una situazione clinica e l’eventuale esecuzione di un test». Dagospia