Tregua in Nagorno-Karabakh: Putin mette fuori gioco Erdogan

in Esteri

di Gianandrea Gaiani

I governi di Armenia e Azerbaigian hanno concordato di avviare “trattative sostanziali” per arrivare “quanto prima” a una risoluzione pacifica del conflitto in Nagorno-Karabakh. Lo ha riferito il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che ha guidato la difficile trattativa che ha portato nella notte tra il 9 e il 10 ottobre al cessate il fuoco dopo due settimane di intensi scontri che hanno provocato centinaia di morti tra i soldati e almeno 50 vittime tra i civili dei quali almeno 70 mila sono in fuga dalle loro abitazioni.

Difficile per ora disporre di dati attendibili anche perché l’Azerbaijan non comunica le sue perdite militari ma rivendica, come del resto fanno anche gli armeni, di aver eliminato migliaia di soldati nemici.

Come in tutte le guerre è inutile attendersi trasparenza e ci si deve accontentare della propaganda: anche la democratica Armenia ha rafforzato le norme della legge marziale vietando dichiarazioni e pubblicazione critiche nei confronti del governo e che possano minare lo sforzo bellico.

Lavrov ha accolto a Mosca i suoi omologhi azero e armeno, Jeihun Bayramov e Zohrab Mnatsakanian, convocati venerdì scorso dal presidente russo, Vladimir Putin, nel tentativo di porre fine al conflitto scoppiato il 27 settembre e Lavrov, dopo dieci ore di colloquio, ha annunciato l’entrata in vigore dalle 12 di oggi (le 10 in Italia)  un cessate il fuoco per “ragioni umanitarie”, che consentirà lo scambio dei prigionieri e dei corpi dei caduti sotto la mediazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Erevan e Baku hanno inoltre ratificato una formula di mediazione che prevede la supervisione del Gruppo di Minsk, la struttura messa in piedi nel 1992 dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) per prevenire il riaccendersi delle ostilità nel Nagorno-Karabakh.

Il Gruppo è formato da Stati Uniti, Russia e Francia e nel 1994 riuscì a far cessare (non a risolvere) il conflitto che aveva provocato 30 mila morti (un numero enorme considerato che gli abitanti del Nagorno-Karabakh sono appena 150 mila) determinando il successo armeno.

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