Nagorno-Karabakh, Iran avverte: “Rischio guerra regionale”. Bombe su cattedrale nella città di Shushi

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Il presidente iraniano Rouhani: “La pace è l’obiettivo dei nostri sforzi diplomatici e spero che si possa presto raggiungere”. Ieri il leader siriano Bashar al-Assad aveva puntato il dito contro Erdogan denunciando l’invio di “terroristi” dalla Siria per combattere per l’Azerbaijan

Oltre alla Russia e alla Turchia, la terza potenza regionale coinvolta nella guerra del Nagorno Karabakh, e cioè l’Iran, aveva finora mantenuto un pacato riserbo diplomatico.

Teheran s’era limitata a minacciare pesanti rappresaglie se uno dei belligeranti avesse colpito dei villaggi iraniani lungo il confine, in prossimità dei combattimenti. Ieri, però il presidente Rouhani è intervenuto durante in un discorso in tv, dichiarando che l’Iran non tollererà la presenza di terroristi vicino alla sua frontiera settentrionale, dove molti Paesi si dicono preoccupati per l’arrivo di jihadisti siriani al soldo di Ankara per prestare manforte all’esercito azero.

Rouhani ha poi messo in guardia i Paesi in guerra contro i rischi di un’escalation che infiammerebbe l’intera regione con conseguenze incalcolabili. “La pace è l’obiettivo dei nostri sforzi diplomatici e spero che si possa presto raggiungere”, ha aggiunto il presidente della Repubblica islamica.

L’Iran, intrattiene buone relazioni sia con l’Armenia sia con l’Azerbaijan, ma “sottolinea la preservazione dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian e il rispetto della carta delle Nazioni Unite e chiede all’Armenia di ritirare le sue forze dalle terre occupate dell’Azerbaigian, dopo giorni di conflitto militare sulla regione contesa del Nagorno Karabakh”. L’ha dichiarato il portavoce del governo di Teheran, Ali Rabiei. “Non c’è una soluzione miliare al conflitto e ogni interferenza di terze parti risulterà non costruttiva e dannosa”, ha aggiunto Rabiei, chiedendo sia a Erevan che a Baku di far tacere le armi.

Nei giorni scorsi la Repubblica islamica si era proposta come mediatore nel conflitto ed era stata accusata di sostegno occulto all’Armenia, inviando suoi miliziani oltre il confine con l’Armenia per combattere contro gli azeri. Il ministro della Difesa iraniano, brigadiere generale Amir Hatami, aveva anche avvisato che l’esercito è pronto a intervenire “con azioni più forti” per difendere i confini, se altri colpi di mortaio sparati dalle parti in conflitto dovessero accidentalmente colpire le zone di frontiera entro il territorio iraniano, com’è più volte avvenuto in questi giorni.
 
Quanto a Russia e Turchia, hanno interessi diversi anche in Siria e Libia ma riescono, sia pure con difficoltà, a far coesistere le rispettive posizioni ideologiche. Lo stesso accade anche nel sud del Caucaso, dove sembra difficile che i due Paesi possano, nel nome del conflitto che oppone gli azeri agli armeni, aprire uno scontro diretto tra di loro.

Nel giorno in cui parte lo sforzo diplomatico per una de-escalation in Nagorno-Karabakh, l’Armenia ha denunciato il bombardamento da parte delle forze azere di una storica cattedrale nella città di Shushi, nell’ambito dei combattimenti ripresi tra i due Paesi per questa regione del Caucaso meridionale. Sul suo profilo Facebook, il governo armeno ha scritto che l’esercito dell’Azerbaijan ha colpito la cattedrale di Ghazanchetsots, pubblicando le foto dei danni all’edificio. repubblica
 

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