Trump ha nominato Amy Barrett alla Corte Suprema

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Il Presidente l’ha definita “una tra le più brillanti menti legali degli Stati Uniti”. Prende il posto a Ruth Bader Ginsburg, l’icona liberal scomparsa nei giorni scorsi all’età di 87 anni. L’audizione di conferma il 12 ottobre, a 3 settimane dalle elezioni.

Il presidente Donald Trump ha nominatoAmy Coney Barrett come giudice della Corte Suprema al posto di Ruth Bader Ginsburg, l’icona liberal scomparsa 8 giorni fa all’età di 87 anni, di cui 27 tra i nove togati del massimo organo giudiziario Usa. 

“E’ tra le più brillanti e dotate menti legali” della nazione, ha detto Trump annunciando la nomina.

“Lei me la tengo per Ginsburg” avrebbe detto Donald Trump nel 2018 quando Amy Coney Barrett fu presa in considerazione per sostituire il giudice Anthony Kennedy alla Corte Suprema. Allora il tycoon le preferì Brett Kavanaugh, poi confermato. Dopo l’ultimo saluto alla paladina dei diritti Ruth Bader Ginsburg, nella rotunda di Capitol Hill con tanto di picchetto militare come non era mai accaduto prima per una donna, il momento di Barrett è arrivato.

Cattolica, 48 anni e 7 figli, Barrett è considerata la versione in gonnella di Antonin Scalia, il giurista italo-americano tra gli interpreti più conservatori della Costituzione statunitense, scomparso nel febbraio del 2016 e del quale è stata assistente legale e pupilla. Come giudice d’Appello si è già espressa due volte contro l’aborto che considera “sempre immorale”.     

Il dogma vive rumorosamente dentro di te”, la attaccò la senatrice democratica Dianne Feinstein nel 2017 durante l’audizione di conferma di Barrett alla Corte d’Appello, accusandola di farsi guidare dalla sua fede cattolica nelle decisioni giuridiche, soprattutto su questioni come interruzione di gravidanza e pena di morte. L’effetto, immediato, fu di trasformarla in un’eroina dei religiosi conservatori, anche se lei respinse l’accusa: “Non metterei mai le mie opinioni personali al di sopra della legge”.

Classe 1972, Barrett è originaria di New Orleans, in Louisiana. Ha frequentato un liceo femminile e poi il Rhodes College, prima di laurearsi con lode in Legge all’università Notre Dame dove ha insegnato per 15 anni. Da studentessa nel 2012 scrisse un “manifesto di protesta” contro la copertura sanitaria obbligatoria a carico dei datori di lavoro prevista dall’Obamacare anche per la pillola anticoncezionale.

All’indomani della conferma alla Corte d’Appello del settimo circuito (il 31 ottobre del 2017, con 55 sì e 43 no), il New York Times rivelò che Barrett era iscritta all’organizzazione “People of Praise”, una sorta di setta “dove i membri giurano fedeltà gli uni agli altri “ e dove si insegna “che il marito è il padrone delle mogli e l’autorità in famiglia”.  Come giudice d’Appello si è rivelata relativamente cauta, forse pensando proprio alla Corte Suprema, pur confermandosi integralista non solo contro l’aborto ma anche a tutela del Secondo Emendamento, quello che sancisce il diritto a portare armi. 

Linea dura pure contro l’immigrazione. Lo scorso giugno Barrett si è schierata con Trump, manifestando il suo dissenso in seno alla Corte d’Appello sulla decisione di garantire il permesso di residenza (la green card) anche a chi richiede assistenza pubblica. Non aveva neppure un anno quando il massimo organo giudiziario Usa, nel 1973, con la storica sentenza sul caso “Roe contro Wade” sancì il diritto all’aborto negli Usa ed ora Barrett, se confermata dal Senato, sarà chiamata a dire la sua in una Corte Suprema con il baricentro spostato a destra 6 a 3. agi

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