Turchia, la scure di Erdogan sul Partito democratico dei Popoli: arrestati 82 dirigenti

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“È in atto un vero e proprio genocidio politico”, sostiene Eren Keskin, avvocata e attivista per i diritti umani, vicepresidente dell’İnsan Hakları Derneği (İHD), la prestigosa Associazione turca per i diritti umani.

Opposizione sotto shock in Turchia per gli 82 arresti di dirigenti del Partito democratico dei popoli (HDP), filocurdo e di sinistra libertaria, il terzo partito più rappresentato in Parlamento.

″È in atto un vero e proprio genocidio politico”, sostiene Eren Keskin, avvocata e attivista per i diritti umani, vicepresidente dell’İnsan Hakları Derneği (İHD), la prestigosa Associazione turca per i diritti umani.

“Stiamo assistendo alla detenzione di massa del terzo partito più grande del paese” I calcoli del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) di Erdoğan sono chiari: per le prossime elezioni deve essere annichilito, è la logica dell’uomo solo al comando.

Il presidente turco non vuole aver alcun ostacolo nelle prossime elezioni, non vuole rischiare nemmeno lontanamente di perderle, vuole essere sicuro di vincere e per esserne certo deve eliminare il partito più insidioso per lui.

Se elimina dalla competizione elettorale l’HDP, stando ai sondaggi attuali, è matematica la sua rielezione.

Venerdì, 25 settembre, la polizia ha fatto irruzione anche nella casa del sindaco di Kars, Ayhan Bilgen, in quella degli ex parlamentari Altan Tan e di Sırrı Süreyya Önder, uno degli esponenti storici e fondatori dell’HDP, leader del movimento di Gezi, arrestato in una camera d’albergo ad Aksaray a İstanbul dalla TEM, la squadra antiterrorismo turca.

La maxi retata di dirigenti dell’HDP è stata condotta in sette province della Turchia nell’ambito dell’indagine dell’ufficio del Procuratore capo di Ankara sulle rivolte per Kobani che si svolsero dal 6 al 12 ottobre 2014.

La roccaforte curda in Siria sul confine con la Turchia era allora assediata dallo Stato islamico e la popolazione del sudest anatolico era irritata per il rifiuto di Ankara di intervenire in aiuto di questa città.

Migliaia di cittadini dei villaggi delle province a maggioranza curda scesero in piazza per protestare contro il comportamento del governo turco considerato gravemente omissivo.

Le proteste degenerarono in scontri violenti con la polizia, lasciando sulle strade 46 morti e oltre 600 feriti; furono devastate da incendi 197 scuole, 269 edifici pubblici, 1731 abitazioni e 1230 veicoli.

Ad oggi è sott’inchiesta o agli arresti la quasi totalità della classe dirigente del secondo maggior partito d’opposizione, considerato il pericolo numero uno da Erdoğan e dal suo AKP.

Ci si chiede quale sia l’obiettivo di una simile retata.

L’opposizione non ha dubbi: l’obiettivo è impedire che alle prossime elezioni, previste per il 2023, ma che potrebbero essere anticipate, si svolgano senza l’HDP o con questo partito fortemente decimato…..continua su huffingtonpost

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