TERESA BELLANOVA, FINE DELLA STORIA

in Opinione

di Emilio Masenzani

Teresa Bellanova, un ministro della Repubblica fortemente voluta da Renzi a ricoprire la massima carica al ministero dell’agricoltura. L’idea di assegnare un ruolo così importante ad una persona che, seppur dotata di buona volontà e buoni propositi, non ha la necessaria formazione ed esperienza in ambiti di mediazione ad alti livelli, si è rivelata per il neo partito di Renzi un boomerang che non ha fatto sconti.
Il risultato ottenuto nel collegio di appartenenza, con solo 48 voti raccimolati nel suo paese, Ceglie Messapica in provincia di Taranto, la dice lunga sulla considerazione dei suoi concittadini verso la candidatura della Bellanova.
Si sa, nei paesi piccoli tutti si conoscono, tutti sanno tutto di tutti. Ed infatti la disfatta è giunta puntuale, crudele ed inesorabile. Per fronteggiare la pandemia di Covid non è possibile sperare che l’ostetrica del paese risolva la questione.
Non è il momento dei praticoni. Le sfide che bisogna affrontare sia nei confronti delle politiche interne all’UE, che in una più ampia proiezione internazionale (si veda verso la Cina e i paesi del Maghreb), sono tali da richiedere un ministero poggiato su solide basi e guidato da figure autorevoli e di altissimo profilo.
Gli incontri internazionali si svolgono tra persone di spiccata preparazione accademica. Non basta aver raccolto pomodori e lattughe per 30 anni per supplire ad una o più lauree specifiche.
Il valore giacobino della base popolare non trova riscontro nella realtà, in modo particolare in quella ultra-competitiva e dinamica del XXI secolo.
A Strasburgo, non ci sono bottegai e garzoni. E questo il saggio popolo di Ceglie Messapica lo ha capito bene. Speriamo che lo abbiano capito tutti. Anche quelli che dichiarano di non credere al parlamento, né alla democrazia e di voler assegnare per sorteggio i ruoli in parlamento.
Ma questa è un’altra storia, che spero di non dover scrivere.

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