Su l’immigrazione l’Europa ha deciso senza di noi

in Opinione


di Alessio Papi


Al parlamento Ue si discute sul superamento del “trattato di Dublino”.
La Von der Leyen ha proposto una bozza di accordo in nome dell’accoglienza diffusa, della solidarietà tra i paesi membri e delle restrizioni per la richiesta d’asilo, in particolare con le singole istanze non più a carico dei paesi di “primo approdo”.
Se da un lato sembra superare in maniera decisa l’accordo di Dublino, nato più di trenta anni fa con una situazione migratoria ben diversa dall’attuale, dall’altro nasconde i “soliti favoritismi” ai paesi del Nord Europa.
Anzitutto non risolve la questione della “difesa dei confini esterni” che rimangono a carico dei singoli stati mentre, sulla questione redistribuzione , non obbliga i singoli stati alle “quote” di accoglienza.
Se uno stato decide di non accogliere può farlo tranquillamente pagando “dazio”, ovvero se decide di non farsi carico delle spese di accoglienza (facendolo entrare nel proprio territorio) non subirà alcuna sanzione, purché paghi le spese di rimpatrio.
Sulla carta il ragionamento fila, peccato debba scontrarsi con la realtà delle cose.
Ad oggi soltanto il 5% degli immigrati irregolari ha diritto al riconoscimento dell’asilo politico, la maggior parte, il restante 95% viene considerato “migrante economico” e quindi, non ha titolo alcuno per restare sul suolo europeo e va rimpatriato.
La questione dei rimpatri è annosa e delicata, molti ministri ci hanno rimesso faccia e poltrona, e se si esclude Marco Minniti, nessuno ha ottenuto significativi risultati.
Per rimpatriare un clandestino occorre che il paese di provenienza lo riconosca come proprio cittadino.
Ma i paesi di provenienza non hanno nessuna convenienza a riconoscere l’emigrante come connazionale per i motivi più disparati.
Molti paesi hanno una pressione demografica spaventosa, ed evitare un rimpatrio significa un cittadino in meno (magari con precedenti penali), oltre ad una eventuale “rimessa economica” nel paese d’origine.
Un poveraccio che si arrabatta in un paese europeo riuscendo magari a mandare 150 euro nel proprio paese, manda in un mese a casa quello che una persona “normale” guadagna in 3 mesi.
Ma non solo.
Molti paesi del Maghreb che hanno vissuto le “primavere arabe”, hanno sistematicamente svuotato le carceri ad ogni cambio di regime.
Come più volte segnalato dalle forze di polizia di mezza Europa, gli ex detenuti, per evitare di essere identificati, arrivano spesso con i polpastrelli delle dita bruciati e arrivano a togliersi i denti per non essere rispediti nei paesi d’origine.
Per effettuare i rimpatri occorrono accordi bilaterali che però rimangono in carico ai singoli stati, senza che la diplomazia europea muova un dito, di fatto i rimpatri sembrano impossibili.
Il rischio è che la situazione non cambi molto in futuro, milioni di migranti intrappolati in un limbo senza rimpatrio e senza diritti che rimarranno bloccati nei paesi del mediterraneo con un’Europa girata dall’altra parte.
I paesi di Visegrad hanno già detto di non essere “interessati all’argomento”, e pensare che la diplomazia europea governata dall’asse franco-tedesco, possa in qualche modo fare “la voce grossa” con i governi di paesi che hanno sfruttato ed incasinato con il franco coloniale (guarda caso i paesi con il più alto tasso di emigrazione) è un esercizio più per stolti che per ingenui.
Se non fosse sufficientemente chiaro, l’immigrazione è un tema con il quale nessuno vuole sporcarsi le mani.
In ballo ci sono le vite di milioni di poveracci che premono ai nostri confini destinati a finire sotto i ponti, in mano alla criminalità organizzata o sfruttati dai “professionisti dell’accoglienza”.
Anziché parlare di accoglienza, ridistribuzione e folklore solidaristico, l’Europa tutta dovrebbe pensare a come blindare i confini in maniera incruenta scoraggiando le partenze e non mettendoci una pezza sugli arrivi.
Quello che apparentemente sembra semplice nella “meravigliosa Europa” diventa complicato e privo di buon senso.
E’ chiaro che gli interessi di alcuni paesi sono prevalenti….
E tra questi non ci siamo noi!

Ultime da Opinione

Vai a Inizio pagina