Perché l’Italia dovrebbe seguire il discorso di Trump all’Onu

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Poche scelte raccontano la linea di politica estera seguita in questi anni dall’Amministrazione Trump come la campagna di “massima pressione” condotta nei confronti dell’Iran. Oggi, mentre l’Italia sarà impegnata a discutere i risultati del voto del fine settimana, Trump terrà il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ogni anno si riunisce a New York: quest’anno parlerà da remoto, come tutti gli altri leader. Il rischio è che la dottrina America First – l’America per prima – su cui ha giocato la sua campagna nel 2016 si trasformi una volta per tutte in America Alone: ovvero l’America da sola.

Trump illustrerà i piani della sua Amministrazione sul ripristino delle sanzioni Onu contro l’Iran, sanzioni sospese tre anni fa come conseguenza dell’accordo sul nucleare con Teheran firmato da Russia, Cina, Unione europea e, per gli Stati Uniti, dall’Amministrazione Obama.

All’Italia presa dall’analisi degli assetti usciti dalle urne potrà sembrare qualcosa di remoto: ma la scelta di Washington di inasprire la politica contro Teheran – come tante di quelle prese dall’Amministrazione Trump che magari non arrivano sui titoli dei grandi giornali – riguarderà anche l’Italia. Nel 2017 – in fase dunque di sospensione delle sanzioni – Roma era il primo partner commerciale dell’Iran: poi l’irrigidimento delle politiche Usa ha portato a un rapido declino dell’interscambio. E a danni notevoli per tante imprese italiane.

La scelta di Trump questa volta potrebbe essere mal digerita anche negli Stati Uniti: gli americani sono presi dalla battaglia per la Corte suprema, dalle conseguenze della pandemia, degli incendi in California, della minaccia di crisi economica e non hanno voglia di sentire parlare di Iran o della politica economica americana nella regione. In un sondaggio del Pew Research center realizzato un anno fa solo il 6% del campione di intervistati identificava nell’Iran la minaccia più grande all’America, contro il 24 registrato nel 2007.

Il ripristino unilaterale delle sanzioni da parte degli Stati Uniti non è molto popolare non soltanto in Italia, ma anche fra i Paesi che firmarono l’accordo nel 2015. Un diplomatico occidentale ha detto al Washington Post che “nessuno riconoscerà la mossa di Trump. Sarà una scelta totalmente unilaterale, che il Consiglio di sicurezza ignorerà in attesa del risultato delle elezioni americane”. Un modo elegante per dire che molti all’Onu si augurano che a trionfare il 3 novembre sia Biden. 

Mentre molti membri dell’Amministrazione non hanno mai fatto mistero di voler un cambiamento di regime a Teheran, cosa abbia davvero in testa Trump non è chiaro: più di una volta, alla ricerca di un grande accordo che possa procurargli il premio Nobel per la Pace, Trump si è detto pronto a fare l’esatto contrario di ciò che annuncerà martedì. Ovvero parlare con l’Iran. Ma è difficile immaginare un negoziato nel clima di tensione e sfiducia che si è creato negli ultimi anni.

Capiremo qualcosa di più stasera quando Trump parlerà all’Onu. Un discorso in più da seguire per gli italiani oltre a quelli che celebreranno vittorie o analizzeranno sconfitte nel voto per le regionali e per il referendum dei prossimi giorni. Huffingtonpost

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