La moglie dello sceicco Talal, detenuto in Qatar, lancia un disperato appello all’ONU

in Diritti Umani/Esteri

Ieri la moglie di un reale del Qatar che vive in Germania con i suoi quattro figli, ha lanciato sul social di twitter un disperato appello al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, chiedendo di intervenire per il rilascio del marito che langue in una prigione a Doha da ormai sette anni.

La moglie del reale ha detto che il marito è stato torturato e maltrattato dalle autorità del Qatar e che gli sono state negate le cure mediche facendo così peggiorare lo stato di salute. “Mio marito ha bisogno di cure mediche urgenti e di poter scegliere liberamente un avvocato per farsi assistere”. Il reale è stato condannato a 22 anni di carcere senza un processo adeguato.

Il rapporto del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite ha criticato esplicitamente Doha per aver imprigionato un gran numero di persone per inadempienza sui debiti e l’uso di “controlli di garanzia” per ottenere prestiti.

La moglie del reale ha aggiunto: “Chiediamo al Qatar di attenersi alle raccomandazioni del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite e di rilasciare immediatamente mio marito e di rispettare i suoi diritti mentre è in detenzione”.

Il rapporto ha formulato una serie di raccomandazioni per il Qatar, tra cui l’aumento dell’età minima per la responsabilità penale a 14 anni e l’abolizione del sistema di tutela maschile sulle donne.

La difficile situazione di Sheikh Talal, il reale detenuto, è stata collegata ai decenni di lotte all’interno della famiglia reale del Qatar, come dimostra il fatto che suo nonno, che regnò dal 1960 al 1972, fu deposto dal cugino Sheikh Khalifa bin Hamad, nonno dell’attuale emiro del Qatar, Sheikh Tamim.

Redazione

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