Nicola Zingaretti, l’ombra della camorra sulle mascherine: lui parla di tutto tranne che dei suoi guai

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Omertà omertà diventerà il nuovo slogan del Pd di Nicola Zingaretti se la sgangherata armata del Nazareno sopravviverà alla catastrofe elettorale di oggi e domani. Il silenzio più glaciale che elettorale con cui il governatore del Lazio sfida le malefatte che quei cattivoni dei giornali – non tutti – gli attribuiscono è qualcosa di incredibile. Riesce persino ad ammutolire i suoi alleati grillini di governo, che tacciono come carogne di fronte a quanto viene attribuito al presidente della regione. Sì, omertà.

Le mascherine e la mafia. Con il solito ritornello della parte lesa. A Roma si dice coglionella. La Corte dei Conti e il suo assessore alla sanità, Alessio D’Amato. Gli sperperi sul palazzo della Provincia di Roma, stando alle accuse della magistratura contabile. La marea di nomine illegittime in regione. Lo stuolo di avvocati preferiti dal suo segretario generale, Andrea Tardiola. Il debito stratosferico del Lazio. I dubbi che serpeggiano sul cosiddetto “vaccino italiano” dello Spallanzani. Ma veramente uno così rischiamo di trovarcelo al Viminale, a vigilare sul rispetto delle leggi e della sicurezza dei cittadini? Ma non scherziamo proprio. Ed è proprio la vicenda delle mascherine che dovrebbe far dubitare chiunque fosse mosso dalla strampalata idea di affidare ancora responsabilità di carattere politico e amministrativo a Nicola Zingaretti. Non ha solo buttato decine di milioni al vento facendosi fregare da una ditta che produceva lampadine e smerciava improbabili mascherine per combattere il Covid-19.  Il tempo