Ma lo Stato italiano esiste ancora?

in Esteri/Immigrazione

di Gianandrea Gaiani

In un contesto che sta facendo emergere elementi che, al di là delle opinioni politiche, sembrano minare la credibilità stessa dei pilastri sui quali si fonda lo Stato, spiccano le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese nell’intervento di domenica scorso al Forum Ambrosetti, in cui ha spiegato l’incapacità manifesta di contrastare il boom di flussi migratori illegali dichiarando che “non possiamo certo bloccare i barchini affondandoli. Non devono partire”.

L’incertezza, la timidezza e di fatto l’inconsistenza che caratterizzano la politica estera nazionale costituiscono un tema già trattato da Analisi Difesa ma  si riflettono anche sull’incapacità di arginare e controllare i flussi migratori illegali che penetrano in Italia (in piena e rinnovata emergenza sanitaria) dai nostri vicini nordafricani e balcanici, inclusi tra questi ultimi persino partner della Ue come Slovenia e Croazia.

Dall’inizio dell’anno al 10 settembre sono sbarcati sulle coste meridionali italiane 20.624 mila clandestini, 12 mila sono sbarcati solo tra luglio e agosto. Si tratta di quasi il quadruplo dei 5.856 sbarcati nello stesso periodo dello scorso anno e di un numero già oggi superiori ai clandestini sbarcati in tutto il 2018 (20.322).

Un boom di sbarchi subito supinamente dal governo italiano nonostante l’emergenza Covid e benchè la provenienza dei clandestini faccia di loro persone che non hanno alcun diritto all’asilo.  Tra questi vi sono 8.500 tunisini, più di 3mila bengalesi, circa un migliaio di ivoriani, algerini e pakistani.

In questo contesto la dichiarazione del ministro, peraltro un tecnico, è disarmante. Neppure i più agguerriti anti-immigrazionisti hanno mai sostenuto la tesi che si debbano affondare i barchini, i barconi o i gommoni. Da un ministro della Repubblica, specie se titolare del Viminale, ci si attendono risposte concrete su ciò che si può e si deve fare. Espulsioni immediate e soprattutto respingimenti assistiti che prevedano di bloccare subito chi arriva sui natanti e chi è stato fermato dopo essere già sbarcato a terra riaccompagnandoli tutti (nel caso con mezzi coercitivi) nelle acque tunisine, libiche e algerine per riconsegnarli alle locali attualità.

Senza sparare un colpo e senza affondare un solo barchino il ministro avrebbe potuto e potrebbe illustrare iniziative idonee a fermare gli sbarchi e a scoraggiare ulteriori partenze. Chi pagherebbe 3 mila euro i trafficanti sapendo che verrebbe riportato subito indietro?

“La strategia del Viminale è stata quella di lavorare con I Paesi di provenienza per impedire le partenze; perchè una volta partiti, c’è poco da fare” ha detto il ministro alzando di fatto bandiera bianco e invitando i trafficanti ad incrementare i flussi.

Eppure lo stesso ministro il 29 luglio scorso aveva definito ”inaccettabili” gli sbarchi dei clandestini mentre il presidente Giuseppe Conte aveva detto il 5 agosto che contro tali flussi illegali “saremo duri e inflessibili”. Avranno cambiato idea? Si saranno rassegnati?

Il 12 agosto scorso una figura chiave del Viminale come il Capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli, aveva detto pubblicamente che “le persone che non sono legittimamente nel nostro Paese, e a maggior ragione quelle che delinquono, devono tornare nel loro Paese”.

Le parole pronunciate a Cernobbio dal ministro risultano del tutto vuote nei contenuti concreti: aspettare che i flussi migratori si esauriscano quando i paesi afroasiatici di provenienza dei clandestini saranno diventati più ricchi dell’Europa significa semplicemente “tirare a campare” e rifiutarsi di agire nel presente gettando l’Italia nel caos.

Così anche il rinnovato l’appello del ministro all’Europa per ridistribuzioni e ricollocazioni obbligatori in tutti gli Stati membri (con la reiterata minaccia di sanzioni ai paesi del Gruppo di Visegrad che non vogliono immigrati illegali sui loro territori) dimostra uno spessore del tutto inadeguato alle sfide da affrontare tenuti conto che simile appello è stato formulato ieri anche dal premier Conte.

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Il ministro sembra non sapere che i partiti di governo dei paesi del Gruppo di Visegrad hanno dato la fiducia alla Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen dopo che Berlino ha assunto l’impegno di non contrastare la loro politica anti-immigrazione.

Inoltre sarebbe una sciagura attuare ricollocamenti e redistribuzioni di clandestini in tutta la Ue perché non farebbero che accentuare e incoraggiare nuovi flussi da Asia e Africa.

L’obiettivo di Roma e Bruxelles dovrebbe essere chiudere gli accessi ai clandestini ed espellere gli immigrati illegali da tutti gli Stati membri, non favorire e incoraggiare “l’invasione” di finti profughi, specie ora che crisi e povertà stanno colpendo duramente Stati e popoli europei.

Per tutte queste ragioni le affermazioni del ministro a Cernobbio ben illustrano il disarmo dell’Italia di fronte a un’invasione intollerabile ma che in una fase di reiterata minaccia epidemica assume le dimensioni di una resa senza condizioni dell’Italia al crimine.

Le parole della Lamorgese suonano come un incoraggiamento per trafficanti, clandestini e governi afro-asiatici pronti a mandarci immigrati illegali e tra essi anche la loro feccia. Ma suonano ancora più gravi perché pronunciate proprio quando i dati dell’ Osservatorio ASAPS sulle aggressioni compiute in Italia ai danni di agenti delle forze dell’ordine impegnati nei controlli stradali hanno segnato (nonostante tre mesi di lockdown), un incremento nel primo quadrimestre di quest’anno con 913 casi contro 699 nello stesso periodo dello scorso anno: per il 38.7 per cento si tratta di aggressioni compiute da stranieri.

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Colpisce poi la scarsa attenzione per le giuste pretese dei siciliani e dei cittadini di Lampedusa che vogliono lo stop agli sbarchi e il fatto che l’accoglienza venga offerta senza esitazioni anche a tutti clandestini sbarcati in Italia dalle navi delle Ong.

Questo nonostante la firma da parte di quattro ministri (inclusa Lamorgese) di un decreto che, causa emergenza Covid, annunciava già in aprile la chiusura dei porti italiani alle navi che trasportavano persone imbarcate fuori dalla zona marittima di ricerca e soccorso di competenza italiana.  Un decreto inutile e mai applicato che mostra in realtà la debolezza di questo governo di fronte alle pressioni delle Ong e dei loro sponsor nord europei e nei confronti di una Ue che anche nei giorni scorsi ha ricordato all’Italia l’obbligo di “garantire il diritto d’asilo”.

Uno Stato anche solo vagamente sovrano avrebbe replicato ai burocrati della Ue che chi entra in Italia lo stabilisce solo il governo italiano aggiungendo magari l’invito alle navi tedesche delle Ong di andare a sbarcare il loro carico ad Amburgo o Kiel.

Lamorgese ha invece minimizzato il numero di clandestini sbarcati dalle navi cosiddette “umanitarie” il cui accesso nei porti nazionali contribuisce a dare un segnale importante di come lo Stato italiano stia progressivamente cessando di esistere su molti fronti, non ultimo la rinuncia ad avere confini da controllare e difendere, elemento fondamentale per stabilire l’esistenza o meno di uno Stato. analisidifesa

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