“Regalo l’azienda a chi ha voglia di lavorare”. Appello a Bologna

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L’annuncio dell’artigiano Andrea Franceschini, di Casalecchio. “Io e mio fratello stiamo per andare in pensione, abbiamo lavorato per quarant’anni”.  “Fra un po’ andiamo in pensione, non abbiamo rimpiazzo, regaliamo la nostra aziendina“. Ha fatto scalpore l’annuncio col quale un artigiano di Casalecchio, Andrea Franceschini, in accordo col fratello Luca, ha comunicato l’intenzione di fare un regalo a due-tre ragazzi ’con voglia di fare’. L’attività di cui si parla è un laboratorio di assistenza e riparazione di attrezzature per negozi e supermercati: bilance, affettatrici, apparecchi per la pulizia o la lavorazione di alimenti, con sede a Bologna, vicino al cimitero della Certosa. Un centro di assistenza con officina per le riparazioni e le manutenzioni che ha quarant’anni di vita, con tanto di vetrine su via Pasubio. “Nella primavera del 2021 potrò andare in pensione – conferma l’artigiano –. Spero non arrivi una ‘Fornero-2: la vendetta’ che possa scompaginare le carte in tavola. Però proprio l’altra sera a casa riflettevo sul destino dell’attività che iniziò mio padre e che con mio fratello abbiamo condotto per quarant’anni, che è destinata a finire con noi. L’idea di abbassare la saracinesca per sempre mi mette tristezza, anche perché con questo lavoro non si fanno le budella d’oro, ma si vive dignitosamente…”, racconta Franceschini senior, 60 anni, con in mano il conteggio aggiornato sugli anni di versamenti e la data di pensionamento prodotta dal Caf di Confartigianato-Bologna.

La storia di questi due fratelli nati a Casalecchio, dove vivono ancora oggi, è quella di tanti artigiani che hanno la stessa età: la scuola dell’obbligo, la voglia di imparare un mestiere e di andare quanto prima a lavorare: “Finite le medie io feci due anni alle Pallavicini, c’erano diversi orientamenti: meccanici, tornitori, elettricisti. Io scelsi di fare l’elettricista: ho imparato di più in quei due anni che in tutta la scuola precedente”, continua Andrea. Ad avvicinare i due fratelli alla specializzazione in apparecchi da negozi alimentari e poi da supermercati fu il padre: “Avevo iniziato in una ditta di Sasso, ma dopo alcuni mesi capii che non faceva per me. Mio padre era vicino alla pensione e propose al suo padrone la mia assunzione. L’apprendistato l’ho fatto con mio padre. Ho imparato il lavoro e poco dopo ci siamo messi in proprio, con mio fratello”.

Quasi quarant’anni di attività volati insieme alla gioventù e all’età matura. Ora Andrea non ha figli e il fratello Luca ne ha due, i quali però non sono interessati a continuare l’attività di famiglia. Ed ecco la decisione: “Si parla tanto di crisi, di disoccupazione, di mancanza di lavoro… E allora mi sono detto: perché no? Perché buttare nel rusco un’aziendina che va bene, coi suoi clienti, i suoi contratti, il suo spazio di mercato. Poi è chiaro che non c’è nulla di garantito. Le cose andranno fatte per bene. Noi qui siamo in affitto. Col commercialista si dovranno fare i passaggi a tempo debito. Io finché non vedo il primo assegno dell’Inps sto qui. Ma il giorno dopo sono pronto a consegnare le chiavi, ‘agratis’ a due massimo tre ragazzi, con voglia di fare, e senza paura di sporcarsi le mani di olio e grasso”, ribadisce. ilrestodelcarlino

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