Turchia, muore Ebru Timtik. Sbai: “Sdegno per un’Italia che collabora con Erdogan”

in Comunicato Stampa

ROMA – «238 giorni di digiuno e poi la morte. Termina così la battaglia per i diritti umani di Ebru Timtik. La responsabilità di quanto accaduto è della Turchia di Erdogan e della sua politica di repressione». Così in una nota la giornalista Souad Sbai, Presidente di Acmid.

L’ARRESTO – «Era stata arrestata per aver manifestato, insieme ad altri 18 colleghi avvocati, per la tutela dei diritti civili, la Corte costituzionale turca aveva respinto la richiesta di rilascio, segno di una politica repressiva ben chiara nei confronti della quale il nostro Paese, l’Italia, si è purtroppo appiattito. Il Governo M5S-Pd ha tollerato l’intollerabile e oggi non ci resta che guardare alla morte di questa paladina che, pur di dire la sua anche dalle mura della prigione numero 9 di Silivri, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame che ha finito col comprometterne la salute».

LE PROTESTE – «A nulla sono servite le proteste dei colleghi avvocati e gli appelli accorati di quanti hanno puntato il dito contro la magistratura turca – ribadisce Sbai –. Il mondo ha perso una sua paladina, l’Italia un’opportunità per difendere valori sani e tutelare il rispetto di diritti imprescindibili per l’essere umano».

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