Strappo dell’Etiopia: inizia a riempire la Diga sul Nilo Azzurro senza accordo

in Esteri

ADDIS ABEBA – Lo strappo è arrivato, una mossa unilaterale che avrà delle conseguenze diplomatiche. L’Etiopia non ci sta e, dopo l’ennesimo fallimento dei negoziati con Egitto e Sudan relativi alla Diga del Gran Rinascimento sul Nilo Azzurro, inizia a riempirne il bacino.

Il ministro delle Risorse Idriche, dell’Irrigazione e dell’Energia dell’Etiopia, Sileshi Bekele, ha dichiarato all’emittente statale Ethiopian broadcasting corporation che il riempimento è iniziato, come testimoniato da immagini satellitari catturate tra il 27 giugno e il 12 luglio che ritraggono l’incremento dell’acqua nel bacino. Quello della diga è un progetto da circa 5 miliardi di dollari che, una volta ultimato, darà luogo alla centrale idroelettrica più grande dell’Africa.

La sua costruzione vede il coinvolgimento del gruppo industriale italiano Salini Impregilo e la sua storia registra un andamento controverso soprattutto per la diffidenza dell’Egitto, la cui vita continua a essere legata al flusso del Nilo. Il Paese mediterraneo, infatti, teme per il proprio approvvigionamento idrico che dipende prevalentemente dal fiume e teme che un riempimento troppo rapido della Diga possa andare a suo detrimento.

Il Sudan ha caldeggiato una soluzione diplomatica, ponendo con l’Egitto dei rilievi tecnici esaminati all’inizio dell’anno anche a Washington, con la mediazione degli Usa prima e, più recentemente, dell’Unione africana. L’Etiopia ha avuto un atteggiamento altalenante: è infatti passata dalla minaccia di agire senza un accordo, accusando Il Cairo di ostinazione, alla rassicurazione dei negoziati quali “unica soluzione” all’annosa questione, come detto solo una settimana fa dal ministro degli Esteri etiope.

Ma forse a quest’impennata decisionista c’è una spiegazione: a seguito della recente uccisione di un noto cantante dell’etnia Oromo, infatti, il Paese del Corno d’Africa ha conosciuto violenti scontri etnici che hanno provocato oltre 200 morti.

La Diga potrebbe quindi essere il jolly giocato dal primo ministro Abiy Ahmed per riunire una nazione lacerata sotto l’egida di un nazionalismo che promette lo sviluppo, come suggerito anche dalla forza politica del premier, il partito della Prosperità nato sulle ceneri della precedente coalizione di governo. Repubblica