Lockdown. Quei verbali che sbugiardano Conte

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«Questo governo non agisce col favore delle tenebre», assicurava “Camaleconte” in pieno lockdown nella celebre conferenza stampa stile caudillo sudamericano. Davvero? Pochi giorni fa ha convocato gli Stati generali dell’economia nelle “porte chiuse” di Villa Pamphilj. Con il fare dei legulei, anzi degli Azzeccagarbugli, ha abusato bellamente dello strumento incostituzionale Dpcm (bacchettato per questo da un Giudice di Pace per nulla timoroso ed ossequioso). Come se fosse una mancetta innestata in uno dei tanti Milleproroghe ha inserito di nascosto poi – senza informare il Parlamento – la riforma dei servizi segreti. Dove? Fra le maglie del già controverso decreto sulla proroga dello stato di emergenza (in assenza di emergenza). Tutto questo, parlando di Giuseppe Conte e del contismo, non stupisce più: lo sapevamo e lo denunciamo su queste colonne a tempo.

Adesso però sappiamo anche che sulla decisione più drastica degli ultimi decenni il premier si è nascosto letteralmente dietro a un dito: la scelta di bloccare l’Italia per quasi tre mesi è stata tutta “politica”, dato che l’ex avvocato del popolo ha scavalcato il parere dei membri del Comitato tecnico-scientifico che gli indicava, invece, chiusure limitate ad alcune regioni e nessuna serrata di scuole e università. Questa è la rivelazione-shock offerta dai verbali dei vertici del Cts che il governo Pd-5 Stelle ha fatto di tutto – udite, udite – per tenere secretati. Già: alla faccia della trasparenza e della demagogia dello “streaming” con cui i grillini, da cui Conte proviene e dai quali è stato indicato, hanno costruito una vacua rendita di posizione.

Alla fine, dopo la pressione dell’opposizione di centrodestra, del Copasir e di un’opinione pubblica che inizia a comprendere la natura della “democratura” contiana, il governo giallo-rosso ha anticipato l’inevitabile pronunciamento a favore della Fondazione Einaudi che – rivolgendosi al Tar – per prima ha chiesto di poter visionare gli atti. Salvo poi subire la decisione gravissima e maldestra del governo di bloccare tutto grazie al Consiglio di Stato.

Col senno del poi si capisce perfettamente il motivo di questo bavaglio: Conte di fatto ha mentito per proteggere la sua verità, ossia un blocco generalizzato partito con colpevole ritardo – a differenza di ciò che chiedeva il centrodestra – e gestito, per timore di non saper e poter gestire la situazione, senza tenere conto delle ricadute economiche disastrose per le zone (a maggior ragione quelle del Centrosud) che non hanno subito niente di paragonabile alle province lombarde, venete ed emiliane del Centronord.

Eppure il premier per settimane e settimane ha motivato – e quindi ha nascosto – le misure più drastiche che, come ha spiegato il leader di Confindustria, hanno fatto «più danni del Coronavirus», come una scelta in obbedienza al sacro parere degli esperti: in realtà, ed è oggettivamente un’enormità, è stata tutta farina sua, di Casalino, di Speranza…

Insomma, la pubblicazione dei verbali del Cts, quelli i giallo-rossi volevano tenere nascosti, è potenzialmente un colpo pesantissimo per la reputazione di Conte che ha costruito sulla presunta gestione dell’emergenza del Covid-19 una “zona di conforto” per il suo governo buono per ogni stagione.

«Nei verbali c’è scritto che non ci sono queste grandi ragioni per prorogare lo stato di emergenza, penso che fosse per questo che non volessero render pubblici i verbali del comitato tecnico scientifico», ha attaccato non a caso Giorgia Meloni che a maggior ragione è tornata ieri ad insistere sulla strumentalità del decreto con cui il premier ha imposto i suoi pieni poteri: «La proroga dello stato d’emergenza non serve per la salute degli italiani, ma per salvare le loro poltrone».

Già. Al netto della comprensibile apprensione per una crisi pandemica non di certo prevedibile, Conte e la sua corte hanno furbescamente trovato un’espediente formidabile per legare a sé la prossima stagione. Ma da adesso è ancora più chiaro che la motivazione sarà politica: non c’è più, come in verità non c’è stato, il paravento dei tecnici. Tradotto: gli toccherà agire da statista. Responsabilità retroattive incluse. Qualcuno ci crede davvero? lavocedelpatriota

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