L’Ignoranza al potere.

in Opinione

Di Alessio Papi.
Il “meraviglioso” ’68 aveva tra i suoi slogan un romantico e simpatico adagio, “la fantasia al potere”.
Uno slogan apparentemente innocuo, coniato per irridere la politica bacchettona di allora, ma che era tutto un programma.
Andavano rotti gli schemi, passare da una politica imbalsamata a qualcosa di diverso, più reattivo, dinamico, più “simpatico”, forse trasgressivo.
Il ’68 nel bene e nel male, fu una rivoluzione culturale, fatta da gente che, per quanto alcune fossero sbagliate, avevano “delle idee”, preparazione culturale, sogni da seguire.
Nel 2020 del “Conte Nazionale” e del suo sistema di potere, la fantasia ha perso il posto a favore dell’ignoranza.
Il Movimento 5 stelle che sul web è nato, proprio sui social rischia di schiantarsi.
Ministri, sottosegretari, deputati e chi più ne ha più ne metta, inanellano delle gaffe imbarazzanti persino per uno studente di prima media.
Errori clamorosi di geografia, storia, traduzioni approssimative di termini anglosassoni, un bailamme di errori grammaticali che avrebbero rimandato a settembre qualsiasi studente.
Loro però possono, senza neanche cospargersi il capo di cenere.
E’ l’arroganza dell’ignoranza, di chi può tutto perché “è arrivato”, e percepisce fior di retribuzioni con i soldi dei contribuenti.
Un sistema guasto dal vertice al più infimo dei collaboratori.
Un ministro non si scrive certo i “tweet” o i comunicati stampa, ha dei collaboratori, degli addetti stampa, che evidentemente ignorano come lui.
Ma “loro” dovevano essere quelli delle “scatolette di tonno aperte”, della meritocrazia, della trasparenza, valori messi da parte in cambio di una costosa e comoda poltrona.
Dovevano essere l’anti-casta ne sono diventati la loro espressione peggiore, non avendo neppure “quelle accortezze” tipiche di chi ha il senso delle istituzioni e cultura politica.
Seneca sosteneva che: “non c’è peggior tiranno dello schiavo diventato padrone”, mai adagio più profetico.
Oggi metà del parlamento e parte del governo, sono occupati dal nulla più assoluto.
Non è necessario essere professori universitari per diventare parlamentari per carità, ma occorre una profonda cultura politica, aver lavorato nelle istituzioni partendo dai consigli municipali, nell’associazionismo, aver imparato quel “galateo” che evita figuracce ed insegna a muoversi con intelligenza e circospezione e non come i “coatti da bar” dei film di Verdone.
Se gli eletti sono lo specchio del paese c’è poco da essere allegri.
Mezze cartucce che “se perdono il posto” tornano a fare i bibitari allo stadio, piuttosto che gli operatori di call- centre (senza nulla togliere a queste categorie) sono pericolosamente corruttibili, sempre pronti a sacrificare la propria “moralità” in cambio di laute prebende.
La peggior espressione del potere, da parlamentare a “mandarino” il passo è breve.
In fondo questo spiega anche la loro passione per il “modello cinese”.
Stessa arroganza, corruzione a gogo, moralità discutibile.
L’ignoranza al potere e il beneficio personale.
Il danno è servito!

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