Libano, violenta esplosione a Beirut: almeno 63 morti. Oltre 3000 feriti, anche un militare italiano

in Esteri

Botto avvertito fino a Cipro. Il governatore in lacrime: scene da Hiroshima e Nagasaki. Morto il segretario generale Kataeb. Il premier Diab dichiara il lutto nazionale e chiede aiuto ai Paesi amici, convocato il Consiglio nazionale di Difesa.

«Ciò che è successo a Beirut ricorda Hiroshima e Nagasaki, nulla di simile era mai accaduto in passato in Libano». Le parole del governatore della capitale libanese, Marwan Abboud, in lacrime, raccontano bene la situazione, dopo l’esplosione di oggi, nella zona del porto, dove ci sarebbero, secondo gli ultimi bilanci 63 morti e 3.000 feriti, uno dei quali sarebbe un militare italiano le cui condizioni non sono gravi. Il militare, lievemente ferito al braccio, fa parte di un’unità del contingente italiano in Libano; altri suoi colleghi sono al momento sotto osservazione perché in stato di choc.

A causare le potenti esplosioni avvenute nella zona del porto sarebbe stato un incendio in un magazzino di fuochi d’artificio. Molti gli edifici danneggiati, le esplosioni sono state avvertite in tutta la città e addirittura sino a Cipro, distante 240 chilometri. Tra gli edifici danneggiati, sotto cui ci sarebbero intrappolate ancora numerose vittime e feriti, anche il quartier generale dell’ex premier libanese Saad Hariri, l’ufficio di corrispondenza della Cnn e diverse ambasciate tra cui quelle di Russia e Kazakistan.

La Croce Rossa Libanese ha rivolto un appello urgente per chiedere sangue e sono stati attivati centri di raccolta in tutto il Paese. Il premier libanese Hassan Diab ha dichiarato che domani sarà una giornata di lutto nazionale e ha chiesto aiuto alla comunità internazionale, mentre il presidente Michel Aoun ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio nazionale di Difesa. 

Nei cieli della città aleggia ora una nuvola di fumo, mentre i vigili del fuoco sono accorsi nell’area della deflagrazione per spegnere le fiamme.
Diversi media ricordano che il Tribunale speciale dell’Onu sull’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri debba a breve emettere il suo verdetto. I quattro imputati, in contumacia, sono membri delle milizie sciite filo iraniane di Hezbollah, che hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nella morte dell’ex premier. Da mesi il Libano soffre di una gravissima crisi economica, aggravata dalla pandemia di coronavirus, con frequenti proteste e scontri tra manifestanti e polizia. 

Un video ripreso da un edificio non lontano dal porto di Beirut e diffuso sui social media mostra la serie di esplosioni con l’ultima che ha effetti catastrofici. Dapprima si vede una nuvola di fumo nero levarsi nel cielo, poi una serie di piccole deflagrazioni in quello che sembra essere un incendio, e infine una gigantesca esplosione che investe anche il balcone dove si trova la persona che sta riprendendo il video, a distanza di qualche centinaio di metri. Anche un’imbarcazione è stata investita dall’esplosione e ora è in fiamme in mare, non lontano dal molo.

Tra le vittime dell’esplosione c’è anche il segretario generale del Partito Kataeb, Falangi Libanesi, Nizar Najarian: colpito alla testa, Najarian è morto poco dopo. Falangi Libanesi è un partito nazionalista e cristiano maronita. Il deputato Nadim Gemayel ha riportato un trauma cranico ed è tra le centinaia di persone ricoverate all’ospedale dell’Hotel Dieu. Anche Tarek Merhebi, deputato di Movimento il Futuro, è stato ferito ed è stato ricoverato presso l’ospedale di Clemenceau.

Un testimone che vive sulle colline a est della capitale, alcuni chilometri dal porto, ha riferito all’Ansa che lo spostamento d’aria è stato talmente potente da far saltare tutte le placche delle prese di corrente nella sua abitazione. In interi quartieri del centro praticamente nessun edificio è rimasto con i vetri intatti. Fonti riferiscono che nella zona di Mar Mikhael nell’alto edificio di Electricité du Liban, l’ente elettrico nazionale, sono rimasti intrappolati molti dipendenti e che si è lavorato a lungo per trarli in salvo. Sull’autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto semidistrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti. Anche all’aeroporto internazionale Rafic Hariri, distante alcuni chilometri, i danni all’aerostazione sono evidenti.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, Israele nega qualsiasi coinvolgimento e offre aiuti umanitari, mentre la Casa Bianca fa sapere di stare seguendo da vicino la situazione. Anche Hezbollah ha dichiarato che la deflagrazione non è stata causata da missili. A una prima ispezione, inoltre, il responsabile della sicurezza di Beirut ha confermato che l’esplosione è avvenuta in un magazzino di materiali altamente infiammabili. Una fonte di sicurezza, citata dai media locali, spiega che è scaturita da «un carico di nitrato di sodio» sequestrato un anno fa e tenuto in un magazzino. Il nitrato di sodio, anche chiamato nitro del Cile, perché estratto in quel Paese a partire dal XIX sec., viene usato in composti esplosivi.

Nel porto di Beirut sono ancorate anche unità navali dell’Unifil, la forza dell’Onu di interposizione al confine tra il Libano e Israele. L’accesso all’area è al momento molto difficile e l’Unifil cerca di raggiungere lo scalo con l’ausilio di elicotteri. Non si hanno per ora notizie sulla situazione degli equipaggi. 

Quasi tutti i militari italiani coinvolti, feriti e non, nelle esplosioni appartengono all’unità Joint Multimodal Operations Unit (Jmou di Beirut, inquadrata nel Comando Contingente Italiano (IT-NCC) di Naqoura, con il principale scopo di favorire la cooperazione internazionale e l’integrazione sociale tra i militari italiani e la popolazione libanese. Il percorso, focalizzato sull’apprendimento delle principali nozioni della lingua italiana, ha visto, tra l’altro, la partecipazione di alcune donne, perlopiù vedove di militari libanesi, spiega il sito della Difesa. 

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha voluto subito essere informato sulle condizioni del militare italiano ferito ed esprimere la vicinanza di tutto il governo. Come fa sapere il ministero della Difesa, «lo stabile dove si trovavano i dodici militari Italiani infatti, anche se non si trovava nelle immediate vicinanze, è stato danneggiato dall’onda d’urto. È in corso il trasferimento dei dodici militari che si trovavano a Beirut alla base di Shama. Tutti hanno avvisato di persona le loro famiglie rassicurandole sulle proprie condizioni». L’ambasciata d’Italia a Beirut è al lavoro per verificare se ci siano altri italiani coinvolti. E’ attivo un numero di emergenza al quale gli italiani presenti nella capitale libanese possono rivolgersi per sollecitare aiuto. L’ambasciata d’Italia si trova a Rue du Palais Presidentiel, a due passi dal palazzo presidenziale. lastampa

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