Franca Valeri, 100 anni della geniale «Signorina Snob»

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L’attrice e sceneggiatrice nata a Milano il 31 luglio del 1920, alle spalle una vita privata ricca e viva come la sua carriera. Senza rimpianti: «Ho sempre cercato di fare quello che volevo. Per riuscirci però ho lavorato tanto, tantissimo». Oggi che è costretta su una sedia a rotelle ha nostalgia soprattutto del palcoscenico: «Mi piacerebbe ancora recitare. È la mancanza più forte».

Cento anni. Franca Valeri li festeggia il 31 luglio 2020. Nella sua casa di campagna a Roma, «tra pochissimi»: «I miei cari e qualche amico», ha raccontato alla vigilia al Messaggero.  Nata Franca Maria Norsa, a Milano, il 31 luglio del 1920, l’attrice e sceneggiatrice che ha dato vita a maschere indimenticabili come la sora Cecioni e la signorina Snob nel saldo di una vita così lunga non ha rimpianti («Ho sempre cercato di fare quello che volevo. Per riuscirci però ho lavorato tanto, tantissimo») ma nostalgie sì: «Certo, a questa età». Gli amici, «quelli che non ci sono più, tanti. Uff, ormai sono una lista». E recitare: «Mi piacerebbe ancora. Il palcoscenico è la mancanza più forte».

Il teatro è stato il primo amore, il più grande. Il suggello della sua popolarità, però, lo deve alla televisione anni Sessanta: «Chi avrebbe conosciuto la Cecioni se non fosse comparsa nelle case di venti milioni di italiani il sabato sera?». Ma la Valeri ha lasciato il segno anche al cinema, lavorando con registi come Fellini, Monicelli, Steno, Zampa, Risi. Spesso in coppia con Alberto Sordi. Perfetti nel film Il vedovo in cui inventa lo storico soprannome «Cretinetti» diventato di uso comune nella lingua italiana. Racconta: «Ah, quell’espressione buffa mi venne spontanea. Piacque a Dino Risi e rimase in copione». Indimenticabile il necrologio che in morte di Sordi dettò al Corriere: «Ciao, Cretinetti. Franca Valeri, Milano».

Una banale caduta nel 2017, otto costole rotte, l’ha costretta sulla sedia a rotelle. «Ora il mio spettro è la noia, la vita non è più divertente», ha ammesso in Il secolo della noia (appunto), pubblicato da Einaudi nel 2019. Il cipiglio e l’ironia, però, sono quelli di sempre. «Che lusso!», ha esclamato qualche mese fa quando ha saputo che le avrebbero consegnato il David di Donatello alla carriera (nella serata condotta lo scorso maggio su Raiuno, da remoto causa coronavirus, da Carlo Conti).

Oggi i suoi grandi amori sono l’opera lirica e gli animali, in particolare i cani e i gatti. Ma la sua vita privata è stata viva e ricca come la sua carriera. Due, in particolare, le storie d’amore importanti. La prima fu quella col regista Vittorio Caprioli. I due convolarono a nozze il 16 febbraio del 1960, nella splendida cornice della chiesa di Sant’Agostino a Ventimiglia. Un matrimonio che durò quattordici anni: divorziarono nel 1974. Poi nella vita della Valeri entrò il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, più giovane di lei di quattordici anni, morto nel 1995. L’attrice dice di essere stata sempre «brava a tenere sotto controllo la gelosia»: «Non ho mai messo fine a una storia per un tradimento. Sono stata più gelosa di Maurizio che di Vittorio perché c’era di mezzo la musica, che per me rappresentava una passione immensa. Anzi, il nostro rapporto era fondato sulla musica: c’è stato un lungo periodo in cui abbiamo creato un concorso per cantanti». A quel concorso, quando aveva 17 anni, partecipò la cantante lirica Stefania Bonfadelli. La Valeri, che non ha avuto figli, una decina di anni fa l’ha adottata. E oggi la definisce «la mia migliore amica». Ha anche una nipotina, Lavinia, figlia di Stefania.

La Valeri non crede in Dio, ma ogni tanto recita una preghiera ebraica. Alla morte cerca di non pensare, ma a cent’anni è difficile non farlo. Qualche volta prevale la paura, qualche altra la curiosità. Perché, come ha spiegato al Corriere della Sera, «voglio proprio vedere cosa c’è dall’altra parte». vanityfair

Buon compleanno, geniale Franca!

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