Borse prudenti con l’oro al record. Madrid (-1,7%) paga la nuova paura Covid

in Economia

I timori per una seconda ondata di contagi da coronavirus in Europa, con la crisi sempre più nera di compagnie aeree e titoli legati al turismo, mettono il freno ai listini del Vecchio Continente, con gli investitori che si rifugiano in massa nell’acquisto di lingotti d’oro, ormai vicino al record dei 2mila dollari. Stavolta la “fase 3” del vaccino anti-Covid allo studio negli Usa e le speranze per una politica accomodante della Fed non sono bastate a dare la scossa alle Borse europee, che invece osservano preoccupate la nuova “guerra fredda” tra Usa e Cina a colpi di chiusure di ambasciate e la risalita dei contagi in Spagna, Olanda e Belgio (con la decisione del Regno Unito di imporre la quarantena ai viaggiatori di ritorno dalla penisola iberica).

Dopo una seduta senza mordente, in cui la peggiore è stata Madrid (-1,7%), il Ftse Mib ha chiuso poco sotto la parità con una perdita dello 0,3%. A pesare sul listino principale milanese è il tonfo di Ubi Banca (-8,8%) che sconta l’ormai imminente chiusura dell’offerta promossa da Intesa Sanpaolo (che termina domani ma già oggi non era più possibile acquistare titoli da consegnare all’opas). Balzo per DiaSorin (+5%) e Atlantia (+4,8%), innescato dal fondo attivista Tci che chiede una migliore valutazione di Aspi nello scorporo dalla holding. Vendite su Tim (-5%) che paga il malumore degli investitori sulle tlc dopo le trimestrali in calo di alcune big del settore come Vodafone.

Fuori dal listino principale, balzo per Techedge (+8,6%) società di servizi It oggetto dell’opa annunciata da parte del fondo di private equity One Equity Partner. Le quotazioni sono salite a 5,34 euro per azione, in pratica allineandosi alla proposta messa sul piatto dal fondo che ha già l’accordo con alcuni azionisti della società. Ha corso anche Retelit (+1,4%), dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha dato ragione alla società delle reti di telecomunicazione contro la Presidenza del consiglio dei ministri italiano. Infine, Mediaset e Mediaset Espana registrano perdite evidenti sui rispettivi listini a Milano e Madrid dopo l’ennesimo stop all’operazione di aggregazione tra le due società nella holding olandese MFE, ma si fa sentire – in particolare sulla controllata spagnola – la situazione generale di preoccupazione peril riacuirsi dei contagi nella penisola iberica.Leggi anche

La «febbre dell’oro» non si placa e il metallo prezioso continua la sua corsa al rialzo, stracciando il record fissato a settembre 2011 e toccando il massimo storico di 1.943,92 dollari l’oncia. La pandemia di coronavirus e le tensioni tra Washington e Pechino pesano sull’umore degli investitori, che si rivolgono verso asset sicuri. La marcia dell’oro non sembra destinata a fermarsi presto e la soglia dei 2mila dollari appare a portata di mano, come ritengono gli analisti di Investing.com e Ubs, questi ultimi convinti che possa essere toccata già a settembre.

Nella prima seduta della settimana proseguono le pressioni sul dollaro, penalizzato dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina e dalle preoccupazioni sulla pandemia, che se non sarà riportata sotto controllo potrebbe mettere a dura prova la tenuta dell’economia americana. Così l’euro ha superato la soglia degli 1,17 dollari per la prima volta in 22 mesi e si è portato a 1,1725, livello che non si vedeva da settembre 2018. Anche il Dollar Spot Index è sceso dello 0,8% portandosi ai minimi in un anno e mezzo. «Il quadro di breve termine sembra ancora favorevole per la moneta unica, ma l’incertezza sul ritmo della ripresa economia e i rischi geopolitici minacciano la sostenibilità di questo slancio. Ciò potrebbe ridurre le pressioni che portano alle vendite sul biglietto verde», hanno detto gli analisti di Unicredit. ilsole24ore