La sfida del Sultano Erdogan: essere il capo mondiale della Fratellanza musulmana.

in Esteri

Migliaia di persone hanno inneggiato ieri al capo di Stato come al nuovo Maometto II il conquistatore: I quasi 90 anni da museo di Santa Sofia sono stati cancellati dal presidente della Repubblica, Erdogan

Essere il “Sultano di Ankara” non gli bastava più. Ora vuole passare alla storia come il degno erede di Maometto II il Conquistatore. Le ambizioni di Recep Tayyp Erdogan non conoscono limiti. Hanno già cambiato il nome sulla facciata esterna e sulle principali indicazioni stradali. D’ora in avanti, si chiamerà Ayasofya-yı Kebir Cami-i Şerifi, Santa Moschea della grande Santa Sofia. I quasi 90 anni da museo simbolo della laicità dello Stato sono stati cancellati dal presidente della Repubblica, Erdogan, sempre più determinato a trasformare il periodo laico e di avvicinamento della Turchia all’Occidente in una parentesi. Migliaia di persone hanno inneggiato ieri al capo di Stato come al nuovo Maometto II il conquistatore, sottolineando come con la Conquista di Costantinopoli, Santa Sofia sia diventata di diritto “patrimonio intoccabile dell’islam”. La Sura della Conquista, che ha aperto la celebrazione, è stata recitata dal presidente in persona. Subito dopo, Erdogan è andato in visita alla tomba di Maometto II il Conquistatore, di cui ormai si sente il successore morale, dove ha trovato centinaia di persone che non erano riuscite a entrare in Santa Sofia ad acclamarlo.
‘Oggi davanti a Santa Sofia hanno pregato 350mila persone – ha detto il capo di Stato ai giornalisti – Ho realizzato il sogno che avevo da bambino. L’edificio rimarrà comunque un patrimonio dell’Umanità e aperto a tutte le religioni”.
“Nell’epoca del covid-19, dell’intelligenza artificiale, dell’emergenza climatica, del braccio di ferro geopolitico tra Stati Uniti e Cina, la decisione della Turchia di ritrasformare l’ex basilica di Santa Sofia in una moschea potrebbe sembrare anacronistica. E invece si adatta perfettamente alla nostra epoca – annota Anthony Samrani, analista de L’Orient-Le Jouril giornale francofono di Beirut, in un articolo ripreso e tradotto da Internazionale – Rappresenta, tra le altre cose, la strumentalizzazione del passato da parte di chi vuole prendersi la rivincita sulla storia, il recupero di simboli del passato per compensare la difficoltà a creare un nuovo senso comune, e la riduzione della religione ai suoi tratti più grossolani per metterla al servizio della narrazione politica. La scelta è emblematica dell’evoluzione della Turchia e del presidente Recep Tayyip Erdoğan, un tempo portabandiera di un islamismo moderno e moderato, e oggi provocatore spudorato all’insegna di un misto di nazionalismo portato all’estremo e di neo-ottomanesimo da cliché…. È la rivincita dell’ottocento sul novecento. Il sultano non nasconde il suo gioco, anzi. Lo rivendica fino alla caricatura. Vuole seppellire l’eredità di Atatürk. Vuole (ri)fare della Turchia il centro del mondo islamico, una grande potenza rispettata da tutti, un impero che si estende su una parte dell’Oriente.
Ma la vicenda di Santa Sofia è anche una spregiudicata operazione di distrazione di massa. Il momento scelto è tutt’altro che casuale: sul piano economico-finanziario la Turchia, nonostante l’iniezione miliardaria di capitali da parte dell’amico Qatar, è in grave crisi recessiva, con la lira turca in caduta libera (a Giugno la lira turca è arrivata a scambiare fino 7,49 contro il dollaro, toccando il nuovo minimo storico). E con tutti i maggiori differenziali economici-disoccupazione, inflazione, Pil, produzione industriale da allarme rosso. Una economia esposta solo quest’anno verso l’estero per pagamenti intorno ai 170 miliardi. Erdogan sa bene che quella che lui ha imboccato è una via senza ritorno, o sbanca il tavolo oppure rischia di essere spazzato via, come è successo ad altri rais, autocrati, “sultani” prima di lui. Intanto, però, il “Sultano” si gode il suo trionfo personale. Le opposizioni, o per meglio dire ciò che di esse resta a piede libero, si sono defilate dallo scontro politico, spaventate dall’idea di essere etichettate come anti-musulmane, in un Paese che ogni giorno di più scivola lontano dalla sua tradizionale laicità. La Turchia non c’è più. A suo posto è sorto l’”Erdoganistan” che ha fatto di Ayasofya-yı Kebir Cami-i Şerifi, il suo tempio sacro. Da dove il “Sultano” si è autoproclamato capo di una Fratellanza musulmana mondiale. “Allau Akbar”: Allah è Grande. E il “Sultano” è il suo Profeta. C’è da avere paura. Globalist

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