A Sant’Anna lo scatto più bello alla nuova cometa Neowise

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Sono le ultime notti nelle quali è ancora possibile vedere a occhio nudo la cometa Neowise senza costose apparecchiature e ne ha approfittato con uno scatto stupendo Gianluca Benedetti, figlio di Lino, già storico corrispondente del nostro giornale da Sant’Anna d’Alfaedo e come lui appassionato di fotografia, oltre che speleologo di razza.

Lo scatto è sul Corno d’Aquilio, davanti alla chiesetta dedicata dagli speleologi a San Benedetto e ai loro morti, in particolare a Marisa Bolla Castellani, deceduta nel 1964 nel vicino abisso della Spluga della Preta. In effetti il bello della foto è proprio l’ambientazione che è stata scelta perché sulla rete ci sono migliaia di scatti della cometa ma la maggior parte con l’obiettivo puntato in cielo e non si capisce mai da dove il fenomeno celeste sia stato in realtà ripreso.

«Questo è una caratteristica che mi porto dall’esperienza in grotta: anche lì, se non crei l’ambientazione giusta fatichi a capire dove lo scatto sia stato fatto», rivela Benedetti. Non ha usato attrezzature costosissime «ma una macchina fotografica che ha ben dieci anni di vita, un normale obiettivo da 50 mm e il cavalletto per assicurare il fermo immagine. Erano circa le 22.30 di martedì scorso e ho dato un tempo di esposizione di 15 secondi, mentre con il corpo coprivo la torcia a led che illuminava la chiesetta, un accorgimento necessario altrimenti l’ambientazione che avevo previsto sarebbe stata completamente buia», aggiunge.

PROPRIO PER LA RICERCA del buio più totale ha scelto la salita sul Corno d’Aquilio, dove è minimo l’inquinamento luminoso, e l’attesa oltre le 22 perché si spegnessero anche gli ultimi riflessi del tramonto sull’orizzonte.

Un’attività da esperto cacciatore di corpi celesti? «In realtà solo di cose insolite, visto che questa cometa, come dicono, non tornerà a trovarci tanto presto», conclude.In effetti nessuno degli attuali viventi rivedrà più Neowise, scoperta a marzo dal telescopio della Nasa che le ha dato il nome, è una cometa di lungo periodo, perché tornerà fra 6.683 anni, dopo essere andata alla periferia del sistema solare. In queste notti è ancora visibile guardando verso Nordovest sotto il Grande Carro ma la sua luce si sta affievolendo perché si sta allontanando dal Sole e poi sarà visibile solo con potenti telescopi. Quella che chiamiamo coda in questo momento precede il nucleo della cometa proprio perché si sta allontanando dal Sole e il vento solare illumina il pulviscolo siderale operando una specie di pettinatura, creando come una chioma davanti alla testa della cometa. L’arena

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