Erdogan attacca i social: via i post sgraditi in 24 ore

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Da Ankara scoppia la polemica con Netflix sulla produzione “In only”: scatta la censura (uno dei personaggi avrebbe dovuto essere gay) 

Rimozione dei post sgraditi entro 24 ore. Obbligo di raccogliere in un server locale i dati degli utenti. Nomina di un responsabile legale nel Paese. La Turchia di Recep Tayyip Erdogan si prepara a lanciare l’ultima stretta sui social media. La controversa proposta dell’Akp è stata depositata al Parlamento di Ankara, che già in settimana inizierà a discuterla. Un testo che secondo le opposizioni costituisce una nuova minaccia alla libertà d’espressione, prendendo di mira uno dei pochi spazi di dissenso rimasti nel Paese.

Il disegno di legge che mira a rafforzare il controllo statale sui social prevede in particolare che i principali network, come Facebook e Twitter, si impegnino a ottemperare entro 24 ore a eventuali ingiunzioni dei tribunali sull’eliminazione dei contenuti pubblicati dagli utenti, con pesanti multe in caso di mancato adeguamento. Una pratica abbondantemente impiegata dalla magistratura di Ankara contro messaggi ritenuti antigovernativi, classificati spesso come «propaganda terroristica».

Nel primo semestre del 2019, la Turchia era in testa ai Paesi che avevano sollecitato rimozioni di post a Twitter, con oltre 6 mila richieste. Inoltre, i network saranno obbligati a catalogare i dati dei propri utenti turchi in server locali. Un’altra pratica che solleva timori di possibili violazioni della privacy. Secondo l’Akp, la proposta mira a «porre fine a offese e insulti, oltre che alle molestie». Un’iniziativa su cui Erdogan ha accelerato nelle ultime settimane, dopo aver annunciato di voler “mettere ordine” nei social a seguito di una serie di post offensivi verso la figlia Esra e il genero Berat Albayrak, che è anche il suo ministro del Tesoro e delle Finanze, dopo la nascita del loro quarto figlio. Possibili restrizioni che si aggiungono alle ripetute censure del passato, quando i social media – strumento chiave delle proteste antigovernative come quelle di Gezi Park del 2013 – erano stati ripetutamente oscurati o rallentati.

La proposta giunge peraltro nelle stesse ore in cui scoppia la polemica per una presunta censura di Ankara verso la realizzazione di una serie di Netflix, ‘If only’, in cui uno dei personaggi avrebbe dovuto essere omosessuale. La denuncia è arrivata direttamente dalla sceneggiatrice Ece Yorenc, che ha parlato di un episodio “inquietante”. Il network, che non ha commentato la vicenda, avrebbe preferito sospendere la produzione invece di accettare di modificare il personaggio, come chiesto dall’autorità di controllo radiotelevisivo di Ankara (Rtuk) per concedere l’autorizzazione alla trasmissione. Già nei mesi scorsi un’altra serie turca di Netflix, ‘Love 101’, era stata coinvolta in una polemica analoga. In quel caso, secondo alcune indiscrezioni, uno degli adolescenti protagonisti avrebbe dovuto essere gay. La notizia aveva subito suscitato dibattito su social. Ma alla fine, quel personaggio gli spettatori turchi non l’hanno mai visto. lastampa

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