Niente turisti e uffici vuoti, nel centro di Roma rischia di chiudere un negozio su tre

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È un’immagine desolante quella che offre la Capitale: a 80 giorni dalla fine del lockdown, l’economia della città non riesce a riprendere quota, e in centro che normalmente accoglie 13 milioni di turisti l’anno, spuntano tanti cartelli “affittasi” sulle porte dei negozi.

Perché il centro storico di Roma, la parte monumentale che prima della pandemia di Covid-19 richiamava ogni anno quasi 13 milioni di turisti l’anno, è semi deserto. E passeggiando per le vie e le piazze divenute celebri come immagini da cartolina iniziano a proliferare sulle vetrine dei negozi le serrande abbassate ed i cartelli “affittasi”.

Ottanta giorni dopo la fine del lockdown le associazioni imprenditoriali cittadine non hanno ancora dati certi, alcuni report verranno completati nei prossimi giorni, ma le prime stime a Roma parlano di circa 3.000 attività commerciali che non hanno più riaperto, su tutti negozi di abbigliamento, hotel, gelaterie ed esercizi di ristorazione pensati soprattutto come ‘mense’ nelle zone ad altra concentrazione di uffici.

 Sulla base di alcune proiezioni, si calcola che a fine anno c’è la possibilità che un’attività commerciale ogni tre a Roma avrà chiuso, soprattutto in centro. Venissero confermate, si tratterebbe di migliaia di posti di lavoro andati in fumo come effetto della riduzione del mercato legato alla pandemia di coronavirus. Si unirebbero agli oltre 20 mila contratti a tempo determinato che le sigle sindacali stimano non sarebbero stati rinnovati in città dopo il lockdown.

Un colpo all’economia cittadina già provata dalle inefficienze di una città che sconta un gap di modernità sui servizi, a partire da quelli di mobilità e pulizia, rispetto alle altre capitali europee.

In centro pesa l’assenza dei turisti: nelle ultime settimane sono tornati gli italiani e quelli da alcuni paesi europei, in particolare francesi e tedeschi, ma mancano ancora all’appello gli statunitensi e la maggior parte di giapponesi, cinesi e mediorientali. Fasce di viaggiatori che riempivano gli hotel stellati e le boutique dell’alta moda del centro, ora spesso deserte. 

Gli alberghi aperti sono poco più di 200 sui 1.200 totali mentre nelle case vacanza prenotabili  online, si registra una contrazione delle prenotazioni del 60%. Anche perché i mesi ‘forti’ per il turismo a Roma sono soprattutto marzo, aprile e maggio, che quest’anno sono stati letteralmente strappati al settore dall’emergenza sanitario.

Un modello in discussione

È il modello imprenditoriale stesso che è proliferato negli ultimi decenni nel centro di Roma, basato sulla rendita immobiliare di negozi e case vacanze e la ristorazione di bassa qualità, ad essere messo in discussione. I rioni centrali da anni hanno perso residenti, fino a 10mila l’anno, per accogliere turisti ed uffici: venuti meno entrambi resta un salotto a cielo aperto destinato a pochi fortunati utenti.

 Molte attività commerciali faticano a tenere il passo con gli affitti, che per i negozi in centro variano tra i 10mila ai 50 mila euro al mese. Con pochi clienti è difficile rientrare delle spese, molti negozi di abbigliamento calcolano una riduzione del volume di affari del 50%, diversi cercano di reagire proponendo sconti e ribassi. Soffrono quei locali di ristorazione che, complice lo smart-working, si sono trovati senza la loro clientela quotidiana a pranzo. In una città piena di ministeri, uffici della pubblica amministrazione ed università, si tratta di migliaia di pasti in meno ogni giorno. A farne le spese sono soprattutto i ristoratori delle zone con maggiore concentrazione di uffici: dal centro, all’Eur fino ad Ostiense e Prati.

Forze dell’ordine e istituzioni guardano con preoccupazione a questo quadro desolante, perché c’è il rischio che alcune attività commerciali possano finire nelle mani dell’imprenditoria legata alla criminalità organizzata, sempre fornita di liquidità. agi

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