Il flop mondiale delle app di tracciamento per il coronavirus

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Non solo Immuni: un po’ ovunque il sistema di contact tracing è stato respinto dalla popolazione che non scarica le app e non utilizza il sistema

Mal comune, nessun gaudio. Immuni non ha sfondato, ma negli altri Paesi le applicazione per il tracciamento dei contagi non vanno molto meglio (salvo che in Australia). Secondo una stima di Sensor Tower, sono state installate solo dal 9,3% dei cittadini.

Il dato riguarda i Paesi oltre i 20 milioni di abitanti nei quali il governo ha raccomandato di scaricare un’app. L’Italia è quinta tra i 13 Stati analizzati: Immuni sarebbe stata scaricata dal 7,2% dei cittadini sopra i 14 anni.

Non ci sono numeri magici, ma

I Paesi presi in considerazione da Sensor Tower mettono insieme una popolazione di 1,9 miliardi di persone. Vuol dire che a utilizzare app per il tracciamento dei contagi sono quasi 173 milioni di cittadini. Amesh Adalja, ricercatore del Johns Hopkins University Center for Health Security, ha affermato che non ci sono numeri magici e che non è possibile definire solo da una percentuale il successo o l’insuccesso di un’app.

Al di là di ogni ragionevole dubbio, però, la media del 9,3% è quantomeno deludente (per non dire insufficiente). Come molte medie, però, nasconde risultati molto diversi e mescola casi in cui l’adozione è stata soddisfacente con altri in cui è stata quasi nulla. Con l’Italia a metà strada.

Il caso australiano

L’unica promossa sembra essere l’Australia. COVIDSafe è stata installata da 4,5 milioni di persone, pari al 21,6% della popolazione. Più di un australiano su cinque ha scaricato l’app. Ha giocato a favore il fatto di essere stata pubblicata in tempi brevi: è disponibile dal 26 aprile.

Da quel momento è rimasta in vetta alla classifica delle app gratuite più scaricate sugli iPhone australiani per 24 giorni. Vuol dire che per quasi un mese ha avuto più download di TikTok o Zoom. E ancora oggi è in testa nella categoria “Salute e Fitness”.

La Germania corre

Seconda, per quota di adozione, è Hayat Eve Sıgar, app installata dal 17.3% dei cittadini turchi (poco più di 11 milioni di persone). Terza la tedesca Corona-Warn-App: è stata scaricata dal 14,4% dei cittadini ma, sottolinea Sensor Tower, è quella che si è diffusa più in fretta: è stata infatti lanciata solo il 15 giugno, cioè una settimana dopo l’inizio della sperimentazione di Immuni.

Ma rispetto all’app italiana ha un tasso di adozione doppio. A conferma che la rapidità di rilascio è stata importante, ma non è stata tutto. In India non sono stati sufficienti neppure gli obblighi per far decollare l’applicazione Aarogya Setu, installata dal 12,5% dei cittadini. Vista la popolazione, in termini assoluti l’India è il Paese che ha raccolto più utenti: 127,6 milioni. Un numero che dovrebbe essere integrato – anche se con effetti limitati dalle app locali, rese disponibili solo in alcuni Stati.

Sud-Est asiatico a zero

Le app di Perù (adottata dal 6,8% dei cittadini), Giappone (5%) e Arabia Saudita (4,9%) hanno registrato percentuali di adozione inferiori rispetto a Immuni. Più indietro ancora l’app francese (ferma al 3,1%) e l’indonesiana PeduliLindungi (al 2,3%). La media è poi ulteriormente appesantita da Thailandia, Vietnam e Filippine, dove l’adozione non arriva all’1%. Al di là delle posizioni in classifica e dei numeri virgola, c’è poco da stare allegri. Visto che si tratta di una pandemia, nessuno è al sicuro fino a quando non lo sono tutti.  agi.it

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