TUTTO IL POTERE AI MAGGIORDOMI

in Editoriale

di Adriano Segatori

<<I politici non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto>> ha dichiarato il giudice Piercamillo Davigo. 

A parte che certa sfrontatezza può anche rivelarsi sul comportamento di certi magistrati, come ben evidenziato in questo periodo, quello che mi interessa è osservare certe procedure che rimangono costanti nell’apparato amministrativo della cosa pubblica, aumentando magari in quantità e arroganza. Un esempio per tutti il nepotismo, o comunque il “dì che ti mando io”.

Prendiamo il carrozzone delle regioni, da noi osteggiato fin dalla nascita, rivendicando il ruolo primario delle provincequali referenti e coordinatori essenziali dei territori comunali. Lasciamo perdere il livello parlamentare in cui nota l’adunata di familiari, compagni di scuola (poca) e di merende (tante) e amicali prescrizioni.

La costante abitudine è quella di chiamare a supporto dei consiglieri, amici, conoscenti e confidenti, senza ovviamente tener conto di capacità e curricula, quindi in perfetta sintonia con il primo dettato della democrazia enunciato dall’amico Massimo Fini: la regola fondante è l’incompetenza, perché l’incompetente, in quanto tale, non ha capacità, è ricattabile ed intercambiabile. 

Non che la pratica del latrocinio sia secondaria dal punto di vista etico, ma l’immoralità delle cooptazioni diventa anche il terreno di coltura per altre usanze che possono risultare giuridicamente lecite, ma moralmente riprovevoli.

Poi, c’è la farsa concorsuale, e qui l’assunzione assume una valenza che può sembrare conflittuale rispetto alla considerazione precedente, ma se applicata con rigore diventa, invece, un ottimo meccanismo di qualità e di efficienza.

Siamo – e uso il plurale in perfetto accordo con l’amico professor Claudio Bonvecchio – assolutamente contrari alla carnevalata dei test, dei colloqui e delle altre metodiche fintamente selettive. Per ogni tipo di istituzione – politica, amministrativa, universitaria – si dovrebbe seguire una procedura di responsabilità. Un politico, un dirigente, un docente dovrebbe poter scegliere la o le persone di sua totale fiducia e affidabilità, in piena accortezza della scelta. Se tale si dovesse rivelare scadente o equivoca, la conseguenza sarebbe la rimozione del decisore e del suo accolito.

Un po’ come nella battuta di Quirino Principe quando in un dibattito pubblico, rispondendo a nome di Bonvecchio e mio disse: <<Noi antidemocratici siamo favorevoli ad una monarchia assoluta, corretta ogni tanto da qualche sano e onesto regicidio>>.

Perché è proprio questo che succede nelle cooptazioni e nei concorsi. Che nella chiamata delle prime e nei risultati dei secondi, nessuno risponde dei disastri e delle inettitudinidovute a preferenze poco accorte o losche, e tutto continua in un inarrestabile e smaliziato sfacelo.

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