La museruola alle donne non e’ una fake …..purtroppo

in Diritti Umani

L’islam si evolve: dal burqa alla museruola

Di Souad Sbai

L’ultima trovata degli estremisti musulmani è un attrezzo in ottone per azzittire e umiliare le proprie donne Il tutto nel completo silenzio della stampa occidentale, che preferisce continuare a straparlare di tolleranza.

Non aspettiamo l’8 marzo per far sentire la voce delle donne. Burqa, niqab, burkini, kimar… ora gli estremisti dei petrodollari ci hanno dato l’ennesima immagine dell’orrore a cui sono sottomesse le donne nei paesi dove dominano ­ o vengono tollerati ­ i fondamentalisti salafiti e le loro aberranti teorie: una donna in museruola. In museruola d’ottone, come uno schiavo ribelle nelle piantagioni del 1700.

Volevamo una metafora più calzante del silenzio imposto alla voce delle donne? Eccola, in pesante metallo. Altrove però la situazione non è differente, anche se anziché materialmente le donne vengono zittite con sistemi “democratici”: molto semplicemente occupare in pianta stabile ogni palcoscenico istituzionale negandolo a tutte le associazioni non allineate, non nelle grazie della presidente della Camera. Palcoscenici che verranno illuminati, per l’appunto, il prossimo 8 marzo, per le solite sceneggiate retoriche. E poi subito spenti. Dal 9 marzo si continuerà a fare affari con i paesi dove le donne non godono di alcun diritto. Pensiamoci bene: l’Italia che da anni ha imposto sanzioni economiche alla Russia per presunti comportamenti “antidemocratici” (come la cosiddetta legge “anti­gay” che in realtà vieta solo la propaganda LGBT ai minorenni) e per aver difeso gli interessi delle minoranze russe in Ucraina, continua invece a fare affari lucrosi con i paesi dove i regimi salafiti opprimono le donne, impongono loro pene orrende, dalla fustigazione alla lapidazione, finanziano guerre non dichiarate dallo Yemen alla Siria e considerano gli omosessuali una categoria da ammazzare a vista.

Possibile che i petrodollari siano in grado di far dimenticare all’Italia i valori di civiltà per cui altrove s’è sempre spesa? Possibile che i petrodollari riescano a comprare giornali e giornalisti, a fare pressione su borse e mercati, a fare lobby verso politici e istituzioni, anestetizzando una nazione e spingendola ad accettare gli orrori della condizione femminile? La settimana scorsa Marocco e Tunisia hanno approvato leggi molto dure verso l’imposizione del niqab alle ragazze, proibendo perfino l’ingresso nelle scuole alle studentesse velate. Da noi, al contrario, si sta subdolamente aprendo il dibattito per imporre la tolleranza verso questi strumenti d’oppressione. Il primo passo per spalancare le porte al fondamentalismo anche in Italia. Se ne parla sui giornali “progressisti” ­ ricordate l’articolo sull’Huffington Post in cui una nota giornalista scriveva «ho messo il burqa e mi è piaciuto»? ­ si combattono piccole guerriglie locali con la scusa dei “sentimenti religiosi”, come la pretesa di palestre Nelle immagini in alto due esempi su come togliere alle donne anche la voce e zittirle per sempre. Dopo il burqua, infatti, è arrivato il momento di mettere la museruola. Una “moda” che sta prendendo piede nei paesi dove dominano i fondamentalisti salafiti e piscine separate per maschi e femmine o il diritto a far indossare alle proprie mogli e figlie il burqa, nel nome della tolleranza e dell’accoglienza”. In Italia una legge contro il burqa già potrebbe essere approvata, ma è impantanata alla Camera. Che aspettano le donne in Parlamento a farla approvare? E che aspettano gli uomini in Parlamento a difendere le donne, com’è loro dovere? Per noi questo 2017 deve diventare l’anno della guerra totale al burqa, strumento ancora più subdolo di una museruola d’ottone, perché qualche “femminista” che ci casca e può perfino trovare degli argomenti giustificazionisti c’è sempre. L’associazione Acmid Donna ha deciso di dichiarare guerra al burqa, vergogna dell’Occidente, anche se tutti i palcoscenici istituzionali verranno come al solito riempiti dalle consuete sceneggiate. Vuota retorica rumorosa per coprire il silenzio delle donne che lottano. Zittite col buonismo come con una museruola da schiava, che però non riusciranno a mettere a noi. ben 1282 pendenti. Quanto al peso dell’immigrazione sulla Giustizia italiana, a fine 2016 gli stranieri erano 18.000, un terzo del totale di 53.000 detenuti. E ogni carcerato costa allo Stato 140 euro al giorno, il che significa che rimandarli in patria significherebbe risparmiare 919 milioni l’anno. Ma le espulsioni di detenuti a cui far scontare la pena nelle rispettive nazioni si sono sempre attestati attorno ai 90 all’anno. I detenuti immigrati avevano toccato un picco di 25.000 nel 2010, poi i vari decreti svuota carceri avevano portato la cifra a 17.300 entro il 2015, ma sono tornati ad aumentare. Quanto alle nazionalità, al primo posto troviamo il Marocco, con 3283 «ospiti» nelle nostre celle, superato solo dal dato agglomerato dei Paesi Ue, assommanti a 3536. Poi ci sono Albania (2429) e Tunisia (1998), seguiti dagli altri.

da Libero quotidiano cartaceo in data 30 gennaio 2017

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